Guido Carocci e la Galleria della Collegiata di Empoli

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Ricordo di Empoli

edito a cura del Proposto G. Bucchi

(Collezione Famiglia Guerri, Empoli)

LA GALLERIA DELLA COLLEGIATA D’EMPOLI

da: Le Gallerie Nazionali Italiane

Notizie e documenti

Roma

Per cura del Ministero della Pubblica Istruzione. 1898, vol. IV

MUSEO COLLEGIATA 4

La Pieve Collegiata di Sant’Andrea a Empoli è l’edificio più interessante e più artisticamente pregevole dì quell’ampia e popolosa terra che fu un giorno emporio del commercio fiorentino.

Sorta nel 1093, serba di quel tempo lontano la parte inferiore della sua facciata., rivestita di marmi bianchi e neri di uno stile identico a quello della Basilica di San Miniato al Monte, di San Salvatore del Vescovo, della Badia Fiesolana e, si può aggiungere, del Battistero di Firenze, fabbriche tutte che sorsero o vennero ridotte in quello stesso tempo. Continua a leggere

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Empoli e il suo Museo: com’era nel 1959…

IL MUSEO DELLA COLLEGIATA
Breve storia del Museo

Immagine 

Da “Guida Turistica di Empoli, 1959”

Cinquemilaquaranta lire elargite nel 1859 dal Ministero degli Affari Ecclesiastici per il restauro delle opere d’arte della Collegiata di Empoli, furono la “posa della prima pietra” della Galleria, che l’anno dopo, grazie all’attività sempre solerte dell’Opera di S. Andrea, trovava la sua sistemazione nella Cappella di San Lorenzo.

Vennero ben presto ad ingrossare le file della raccolta numerose opere d’arte di proprietà ecclesiastica prelevate dal territorio empolese e altre, frutto di generose donazioni di famiglie locali, quali i Bogani, i Cannoni, i Del Vivo, i Gozzini e i Romagnoli. Il locale fu in seguito raddoppiato e cosi furono due le sale del Museo. Continua a leggere

Walfredo Siemoni: Il Santo Diacono di Francesco di Valdambrino

invito valdambrino

Recentemente, dopo un lungo restauro ed alcune esposizioni internazionali, è tornata a casa la scultura lignea di Francesco di Valdambrino, uno dei capolavori del nostro Museo Parrocchiale.

Walfredo Siemoni ha presentato, nel Convengo di venerdì 26 Settembre, tenutosi presso il Palazzo Pretorio di Empoli, alcune sue scoperte d’archivio che cambiano e non poco quanto si sapeva fino a oggi su questa opera.

Il convegno è stato organizzato dall’Assessorato alla Cultura del Comune e dall’Archivio Storico, nell’ambito dei “Venerdì in Archivio”.

Ecco i filmati dei momenti più interessanti della serata:

Parte prima

Parte seconda

Parte terza

Parte quarta – interventi e domande del Pubblico

A seguire i presenti hanno potuto visitare il protagonista assoluto della Conferenza, la scultura del Santo Diacono, fino ad oggi conosciuto come Santo Stefano, e che, dopo la dimostrazione di Walfredo Siemoni, dovrà cambiare nome in San Lorenzo.

Marcantonio Perugino ha realizzato il servizio fotografico della serata.

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Antonio Sedoni, I Codici Miniati del Museo della Collegiata di Empoli. Il Codice Trecentesco.

 

Empoli, Collegiata di S. Andrea: Codice Trecentesco - La liberazione dell?indemoniato

Empoli, Collegiata di S. Andrea: Codice Trecentesco – La liberazione dell’indemoniato

Questo studio ha per oggetto i 10 Codici Miniati della raccolta del Museo della Collegiata di Empoli, che durante le distruzioni patite dalla città durante il secondo conflitto mondiale e con il crollo di parte della Pinacoteca, furono salvati dal professor Ugo Procacci, allora ispettore della sovrintendenza fiorentina e trasportati su di un barroccio alle Poste Vecchie, davanti agli Uffizi, per essere protetti. Ma in che deposito fossero stati messi e se ancora esistevano, nessuno lo sapeva. Quindi, alla metà degli anni settanta, in occasione della mia tesi di laurea, ne cominciai la ricerca. Li ritrovai, in un ambiente situato nelle polverose soffitte delle Poste Vecchie, in uno stato di conservazione pessimo. Continua a leggere

Odoardo Hillyer Giglioli e la sua “Empoli Artistica”

Mario Cini, ritratto di Odoardo Hillyer Giglioli

Mario Cini, ritratto di Odoardo Hillyer Giglioli

cover

Figlio del più noto Enrico Giglioli, fotografo, etnologo, grande viaggiatore, Odoardo si interessò di storia dell’arte, arrivando a ricoprire importanti incarichi nella regia Soprintendenza fiorentina.

Scrisse alcuni volumi di arte, fra i quali la prima guida alle opere d’arte empolesi, per l’editore Lumachi di Firenze. Fu anche critico militante, pubblicando diversi articoli su argomenti specifici. Ecco qui un suo intervento Un disegno del Pontormo non identificato.pdf  (Fonte http://www.bollettinodarte.beniculturali.it/).

Puntiglioso, appassionato, a volte un po’ di parte, aveva l’occhio buono del conoscitore e non aveva paura di avventurarsi in attribuzioni o giudizi a volte sbagliati. Come quando nella sua guida ai beni artistici del museo empolese, allora nella sua prima sede all’interno della Collegiata, passa quasi sotto silenzio e anzi ne dice male, la splendida opera di Jacopo da Empoli il “Cristo che mostra la piaga a San Tommaso”.

Per Santagostino cito appena la sua corretta attribuzione a Bicci di Lorenzo del San Nicola che protegge Empoli dalla Peste”. Con il riferimento a un’opera dello stesso autore presente agli Uffizi.

Un libro importante per i nostri Beni Culturali, oggi forse datato, ma che contiene dati e notizie dai quali son partiti i più moderni studi nel settore. Importanti in particolare i documenti trascritti dagli archivi, pratica che poi si è persa nel tempo e che invece è indispensabile recuperare.

Leggenda metropolitana…

Vittoria_bronzoPartiamo dall’inizio…

Nel 1925 viene inaugurata, alla presenza delle autorità, come il Duca d’Aosta, il Generale Lusena e il nostro sindaco Vitruvio Cinelli, il monumento dedicato ai Caduti della Patria.

Fu istituito apposito bando pubblico nell’Ottobre del 1923, e la Commissione, della quale facevano parte illustri scultori, a livello nazionale, come Emilio Gallori, Giuseppe Graziosi e Antonio Maraini, scelse tre vincitori, ai quali affidare le diverse parti del monumentone.

La scultura in bronzo fu data a Carlo Rivalta, figlio del più noto e celebrato Augusto, anche lui scultore,  che era stato uno dei Mille. Per Augusto, avendo visto da vicino, fu facile eseguire tante delle raffigurazione dell’Eroe dei due mondi, con sotto il cavallo, che furono diffuse in parecchie piazze d’Italia.

Per la base, in travertino senese, si prese la commessa l’artista locale Dario Manetti, autore di alcuni monumenti funebri sparsi nei cimiteri di queste parti e dei calchi dai quali presero forma le decorazioni in cemento delle villine liberty, che si tiravano su in quegli anni. Coi soldi avanzati, si dice che a Manetti venne affidato anche il progetto di un monumento a Francesco Ferrucci, mai portato a termine. Dovrebbe esserci, da qualche parte, ancora il bozzetto.

Tutte le scritte e i fregi scolpiti furono eseguiti dallo studio del professor Oreste Andreini, specializzato nella scrittura in lettere romane maiuscole sul marmo.

Il bronzo usato, narrano le cronache, fu ottenuto dai cannoni lasciati sul campo dagli austriaci in fuga, nella guerra appena finita. La fonderia che si occupò di realizzare la Vittoria fu quella di Alessandro Biagiotti di Firenze, ancora oggi viva e fondènte. Nel mentre che ci s’era, fu rifatta anche la piazza d’intorno, seguendo i progetti dell’architetto fiorentino Andreini.

Monumenti simili furono realizzati in tante città del Bel Paese, con lo stesso scopo: quello di ricordare non tanto la vittoria della guerra, ma i tanti caduti che costò. Certo, si era all’inizio del Ventennio, il linguaggio e i contenuti erano quelli… esaltazione dei valori del sacrificio per la Patria con tutto il resto che ne seguiva.

Oggi sembrano cose passate e inutili, ma allora smuovevano gli animi e i capitali, necessari a quelle operazioni di restyling cittadino, dettate dalla propaganda di regime. Appena due anni prima dalle nostre parti dominavano i partiti di sinistra e per il giro d’Empoli pattugliavano le Guardie Rosse. Con quello che ne seguì.

Ma se guardiamo da vicino questa bella scultura alata, appare evidente che non si tratta di un volto generico, uno di quelli, per capirsi, che si moltiplicavano anonimi sulle altre sculture simili.

Ha tratti particolari, un bel viso rotondo, espressivo, deciso, sembra proprio preso dal vivo…con i grandi occhi cavi e vuoti, come quelli delle donne di Dedo Modigliani.

E c’è una storia che mi è stata ricordata da un amico, esperto di queste cose, che potrebbe dare una risposta a tutto…

Si dice e si mormora che il professor Carlo Rivalta, venendo da Firenze dove teneva studio e cattedra, per trattare intorno alla commessa appena vinta, incontrasse una bella signora, alta e bionda, di queste terre. La scelse come modella e così la scultura che troneggia piazza della Vittoria, altro non sarebbe che il ritratto al vivo di una nostra lontana concittadina.

Si dice anche che fosse la proprietaria del negozio di ottica Cecchi, che fino a non moltissimi anni indietro aveva sede in via Ridolfi, proprio davanti alla vecchia e ormai trasferita Coop.

Naturalmente questa notizia non ha ancora basi certe, è affidata alla memoria di un amico, che però di solito è ottima e ci prende sempre…

Ve la giro come l’ho avuta io e chiedo soccorso alla memoria di chi legge, che magari, in casa e dai nonni, può aver avuto notizie in merito. O ai discendenti diretti di quella famiglia Cecchi, che potrebbero custodire negli album una foto proprio di lei, la signora alta e bionda, che è rimasta immortalata per sempre in quel volto fuso dai cannoni austriaci.

Comunque, passandoci sotto, da ora in poi potremmo anche, mentalmente, salutarla così… ciao signora Cecchi, ha visto che bella giornata è oggi?


Per scaricare l’opuscolo originale del 1925 edito dal Comitato per il Monumento dedicato alla Vittoria clikkare qui.

Il soffitto della Collegiata

ricordo di battesimo

 

Negli anni del dopoguerra, per chi veniva battezzato, o passava a Comunione (e a Cresima, che veniva inclusa) oppure si sposava, veniva rilasciato un diploma ricordo che conteneva questa immagine. Fu realizzata da una foto scattata dall’alto, dalla mostra dell’organo ed evidentemente ritoccata a mano. Da pochi anni il soffitto, rovinato dalla caduta del campanile minato dai tedeschi, era stato di nuovo affrescato dai pittori Virgilio Carmignani e Sineo Gemignani. Il soggetto è lo stesso di quello dipinto nel ‘700 dal Meucci, la “Gloria di S. Andrea”. Si nota il pavimento ribassato (attualmente non ci sono gradini) e la balaustra, che in seguito è stata ridimensionata.

Tre teste in via dei Forni

Tabernacolo antico in via dei Forni a Empoli

Tabernacolo antico in via dei Forni a Empoli

Collezione Piergiuseppe Porciatti, Empoli

Collezione Piergiuseppe Porciatti, Empoli

Madonna del Transito - Santo Stefano degli Agostiniani, Sagrestia

Madonna del Transito – Santo Stefano degli Agostiniani, Sagrestia

Proviamo a dare la soluzione a un piccolo mistero che aleggia, ignoratissimo ai più, nel chiasso di Malacucina, o via dei Forni o via del Gelsomino come si chiama ora. In pochi lo avranno notato, quel tabernacolino grigio che sta a mezz’altezza, sul lato che sbocca in via Giuseppe del Papa. Nel bel librino dedicato ai Tabernacoli d’Empoli, edizioni Dell’Acero, si dice che risale all’ottocento, che è di stucco, che ha perso il colore, e che rappresenta una “Dormitio Virginis”. Che altro non è che la rappresentazione degli ultimi istanti della dipartita della Madonna da questa terra, attorniata dagli Apostoli. Non si accenna però alla figura con tre teste che campeggia nel mezzo della scena. Si dice in chiusura che un quadro di eguale soggetto sta in Sant’Agostino. Mistero troppo bello per non tentare di capirci qualcosa.

E’ stato anche il questo caso Pier Giuseppe Porciatti (per tutti a Empoli: il Bigghe), a darmi la spinta e i documenti su cui lavorare. Continua a leggere

Empoli com’era: Immagini della città tra Ottocento e Novecento

 

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Il centro storico

Le ventisei immagini che seguono si riferiscono all’interno o all’immediato contesto della città racchiusa tra le mura quattrocentesche che delimitarono il nucleo abitato di Empoli fino alla metà del secolo scorso.

Gli scatti ci restituiscono un centro storico non ancora intaccato dai bombardamenti dell’ultima guerra e con una struttura urbana per lo più frutto di ricostruzioni cinque-seicentesche in luogo degli originali edifici medievali.