Empoli e il suo Museo: com’era nel 1959…

IL MUSEO DELLA COLLEGIATA
Breve storia del Museo

Immagine 

Da “Guida Turistica di Empoli, 1959”

Cinquemilaquaranta lire elargite nel 1859 dal Ministero degli Affari Ecclesiastici per il restauro delle opere d’arte della Collegiata di Empoli, furono la “posa della prima pietra” della Galleria, che l’anno dopo, grazie all’attività sempre solerte dell’Opera di S. Andrea, trovava la sua sistemazione nella Cappella di San Lorenzo.

Vennero ben presto ad ingrossare le file della raccolta numerose opere d’arte di proprietà ecclesiastica prelevate dal territorio empolese e altre, frutto di generose donazioni di famiglie locali, quali i Bogani, i Cannoni, i Del Vivo, i Gozzini e i Romagnoli. Il locale fu in seguito raddoppiato e cosi furono due le sale del Museo.

A Vincenzo Lami, che curò la prima sistemazione, seguì Guido Carocci che rinnovò la disposizione; ebbe un valido collaboratore nel canonico Gennaro Bucchi — e compilò il primo catalogo scientifico.
Contributi notevoli alla conoscenza delle opere d’arte della raccolta portarono poi soprattutto gli studi del Miintz, del Reymond, del Poggi, del Salmi, del Giglioli.

Rettifiche, precisazioni, nuove attribuzioni furono pubblicate e discusse in seguito da vari critici e studiosi d’arte, ma mai fu rinnovato per esteso il catalogo del Museo che rimase ancorato alla compilazione Carocci e fu poi riportato fedelmente dal Bucchi nella Guida di Empoli del 1916.
Un rinnovamento del Museo, con il trasferimento delle opere in parte dell’edificio attualmente occupato, fu iniziato nel 1936 e si provvide allora al restauro, a cura del Gabinetto dei Restauri della Soprintendenza alle Gallerie, di tutto il materiale esposto.

La guerra, con le devastazioni del luglio del 1944, distrusse quasi completamente, con la Collegiata, i locali che dovevano servire per il nuovo Museo e sotto le macerie andarono perdute due tavole del Cigoli (L’esaltazione della Croce e L’ultima cena), una de “L’Empoli” (La presentazione al tempio), una del Ligozzi (L’Apocalisse) e una Deposizione di Francesco Botticini, già nella Galleria dell’Accademia di Firenze e data in deposito al Museo; danni rilevanti, ma non irreparabili, ebbero altre opere.

La Soprintendenza ai Monumenti e la Soprintendenza alle Gallerie, in pieno accordo con il Proposto di Empoli e con il Genio Civile, decisero la ricostruzione del Museo che potè occupare un maggiore spazio e svolgersi così in sei sale, quattro al piano superiore, e due, con il Battistero, a quello inferiore, nonché in tre lati della loggia sul chiostro.

Nuove opere sono state aggiunte al fondo del Museo, alcune definitivamente sistematevi, altre concesse in temporaneo deposito, sì che la già grande importanza del complesso è ancora notevolmente aumentata. Basti pensare alla nuova collocazione della Pietà di Masolino, ai frammenti di affreschi dello Starnina, alla Annunciazione di Bernardo Rossellino, al S. Michele Arcangiolo del Pontormo.

Il presente itinerario, che venne edito in occasione delle celebrazioni al Pontormo, non pretende di essere un vero e proprio catalogo ma solo una breve guida idonea alla visita al rinnovato Museo, un primo contributo a quella rivalutazione scientifica dell’intero complesso, che merita invero un più accurato e completo studio.

Ingresso

1. NELL’INGRESSO, Stemma dell’Opera di 5. Andrea del sec. XV (73), già nell’intradosso dell’arco presso il cancello del Battistero nel corridoio di passaggio alla Collegiata. Tale stemma ha il valore di un prezioso documento in quanto ci presenta l’aspetto originario della facciata della Collegiata, prima che le trasformazioni del XVIII secolo — Ferdinando Ruggeri in testa — ne variassero completamente l’armoniosa architettura. Di fronte, Stemma del Comune di Empoli del sec. XV (74) con la schematica riduzione di facciata del castello entro il quale si disponeva la città. A destra, panca lignea dipinta del XVIII secolo (75), proveniente dalla Chiesa di S. Pietro a Riottoli.

Battistero

2. DALL’INGRESSO SI ACCEDE AL BATTISTERO ATTRAVERSO UN PASSAGGIO nella cui nicchie sono due Angioli reggicandelabro del sec. XVI (76 e 77), sculture lignee provenienti dalla Collegiata, già completamente ridipinte al punto da avere mascherate tutte le qualità plastiche.

3. NEL BATTISTERO, chiuso da una cancellata in ferro donata nel 1863 dalla Compagnia dei SS. Crocifisso delle Grazie, è un fonte battesimale del XV secolo di scuola di Donatello (è stato fatto da alcuni il nome di Pasquino da Montepulciano); reca, con lo stemma dei Giachini e il nome del donatore Antonio di Giovanni Giachini, priore e canonico della Collegiata, la data 1447. Essenziale nella sua decorazione, classico nella forma, mostra alte qualità scultoree nei due putti e nelle ampie volute.

Alla parete di destra, una tavoletta dipinta con l’Adorazione del Bambino e S. Giovannino (32), proveniente dalla Collegiata, già attribuita a maniera di Lorenzo di Credi è piuttosto riferibile a Cosimo Rosselli (1439-1507) e un affresco, frammentario in basso, con due Santi è della seconda metà del XVI secolo (78), già in loco prima del distacco. Ai lati della finestra, S. Andrea e
S. Giovanni Battista del sec. XVI (37), provenienti dalla Collegiata. Addossato alla parete sinistra, un mobile a intaglio del XVI secolo (79), già nella Sacrestia della Collegiata.

Grande Sala Terrena


4. DAL BATTISTERO SI ACCEDE ALLA GRANDE SALA TERRENA ove, da sinistra a destra, sono esposti: una predella con Storie di Cristo (La Samaritana; Gesù scaccia i profanatori del Tempio; L’entrata in Gerusalemme) di Raffaello Botticini (80), deposito della Galleria degli Uffizi alla quale era pervenuta, insieme con la tavola pertinente — Il Cristo deposto dalla Croce — nel 1786 dalla soppressa compagnia di 5. Andrea di Empoli, per la quale fu dipinta nel 1508; riportata ad Empoli, la tavola andò distrutta sotto le macerie dell’edificio nel 1944; i SS. Lorenzo e Donnino (23), i SS. Ansano e Apollonia (82), l’Arcangiolo Michele e Tobiolo (82), e i SS. Pietro e Paolo (23’) di scuola fiorentina del principio del XV secolo, di un modesto pittore non lontano dall’arte di Bicci di Lorenzo, al quale del resto la prima e l’ultima tavola, già nella soppressa chiesa di S. Donnino presso Empoli, furono attribuite dal Van Marle; gli altri due pannelli, i soli rimastici di un trittico che dovette avere come parte centrale l’Arcangiolo e Tobiolo, provengono dalla Cappella di 5. Gaetano della Chiesa di 5. Stefano, ove vennero completamente ridipinti nel sec. XVI con una Santa monaca e un Santo Vescovo, rimossi nell’attuale restauro.

Al centro della parete è un tabernacolo ligneo con la Vergine e S. Giovanni Evangelista, di scuola fiorentina del XV secolo (81), già nell’Oratorio di S. Antonio fuori Porta Pisana, ove era anche un Crocifisso. Seguono una tela con Storie della vita di Cristo e della Vergine del sec. XVI (83), proveniente dalla Collegiata; un raro leggio inglese in ottone del 1520, fatto fare, come dice l’iscrizione, da Giovanni di Cristofano Ronconcelli, e già nel Coro della Collegiata; i SS. Girolamo e Sebastiano di Raffaello Botticini (31), provenienti dalla Collegiata e recanti, sul libro aperto di 5. Girolamo, la data MCCCCC e le lettere O.R.FL., già dai Cavaicaselle sciolte in “opus Raphaellis Fiorentini”. L’acquasantiera in marmo è di Battista di Donato Benti e fu posta nella Collegiata il 16 giugno del 1557, come da iscrizione nella base, che ricorda anche il committente Giovanni di Andrea Zuccherini. Ti bassorilievo a tondo in stucco dipinto a tempera con la Madonna e il Bambino (85) è del sec. XV.

Scale di accesso alle sale del primo piano

RIENTRATI NEL BATTISTERO E DI NUOVO NELL’INGRESSO DEL MUSEO, SI SALE AL PIANO SUPERIORE. PER LE SCALE,Un affresco staccato, con la Madonna e il Bambino, (86), mediocre opera del sec. XVI, un altro con la Madonna e il Bambino (36) di scuola di Fra Bartolommeo, attribuito a Fra Paolino (1490 ?-1547), già sulla facciata di una casa Santini in Empoli, e un bassorilievo in marmo in ovale del sec. XVI, proveniente dalla Collegiata, con la testa di una Santa (52)., Il grande stemma dipinto (87), del sec. XVII, è stato ridipinto nell’arme del 1888.

Prima Sala

5. NELLA PRIMA SALA, A DESTRA, un ricostruito polittico con la Madonna col Bambino tra i SS. Francesco, Giovanni Battista, Andrea e Antonio Abate e nelle cuspidi, Mosè, David, Salomone e Geremia (9), attribuito a scuola senese del XIV secolo, poi a scuola pisana. La parte centrale, ricongiunta ai suoi laterali nell’odierna sistemazione, si trovava nella Cappella di S. Lucia in Collegiata e venne già attribuita alla Scuola di Ambrogio Lorenzettì dal Cavalcaselle. Nel pannello a destra della porta trovano collocazione una Madonna col Bambino e Angioli (7) di scuola fiorentina dei primi del XV secolo proveniente dal Monastero delle Benedettine di S. Croce, una Veronica (35) del sec. XVI, donata alla Pinacoteca nel secolo scorso da Giovan Battista Del Vivo, un S. Niccolò da Bari adorato da una monaca (88), del sec. XVI, una tavoletta cuspidata con Il Crocifisso adorato da vari monaci (34), proveniente dalla Collegiata e già riconosciuta dal Cavalca- selle come opera di Francesco Botticini e sette Angioli musi- canti (28), una piccola tavola, forse parte di cassetta per arredi sacri come suppose il Giglioli, donata alla Pinacoteca da Carlo Romagnoli nel secolo scorso e attribuita dal Cavalcaseile e dal Berenson a Francesco Botticini, poi passata anche al Botticelli. Nei pannello di sinistra, in alto, I Compagni della Misericordia in adorazione della Croce (90) di scuola fiorentina del XVI secolo e tre scomparti di una predelia, del sec. XIV dubitativamente assegnata a scuola senese, con la Storia del miracolo del SS. Crocifisso (11) avvenuto il 24 Agosto 1399 in Vai di Marina: un mandorlo ormai secco, toccato dalla Croce, rifiorisce improvvisamente.

Davanti alla porta, S. Stefano (89), scultura lignea policromata, già ritenuta del XIV secolo, ma assegnabile ai primi decenni del ‘400.

Sulla parete susseguente, un grande trittico di Lorenzo di Bicci (seconda metà del sec. XIV), pervenuto scomposto dalla Collegiata e ora ricostruito, con la Madonna col Bambino e i SS. Marti-no e Andrea, Agata e Giovanni Battista (10-12) e la Vergine in gloria, che dà la cintola a S. Tommaso (8), di proprietà del Comune di Empoli e forse proveniente da S. Stefano, già riferita alla Scuola di Agnolo o Taddeo Gaddi ma piuttosto in relazione con l’Orcagna. Nella stessa sala, sulla parete ai lati della porta con gradini, sono due scomparti — i soli laterali — di un trittico con i SS. Stefano e Marta, Lodovico e Orsola (13) provenienti dalla Collegiata, dove esistette sin dal 1444 una Cappellania intitolata a 5. Orsola; attribuiti a scuola di Niccolò di Pietro dal Van Marle, a maniera di Lorenzo di Niccolò dal Giglioli, sono forse opera dello stesso Lorenzo di Niccolò (c. 1371 – ante 1420). Sulla parete d’ingresso, 5. Nicola da Tolentino difende Empoli dalla peste (91), già nella Chiesa di S. Stefano, opera di Bicci di Lorenzo (1373-1452) eseguita nel 1445, su commissione di Fra Nicola di Roma, priore del Convento, come risulta da un documento pubblicato dal Giglioli, che l’attribuì. Interessante soprattutto per la veduta dell’antica Empoli, con la chiesa, l’antico campanile, le due porte merlate e tutti gli altri edifici entro le mura.

Seconda Sala

6. NELLA SECONDA SALA, SUBITO A DESTRAentrando, uno dei capolavori assoluti di Lorenzo Monaco (1370 c.-1425?): una Madonna in trono tra i SS. Donnino e Giovanni Battista, Pietro e Antonio Abate (2), un’opera di potente bellezza, anche importante per la data, 1404, che vi è scritta. Proviene dalla Collegiata, ma fdrse fu tavola d’altare in S. Donnino presso Empoli, come fu supposto dal Pogni. A sinistra, Adorazione del Bambino e S. Giovannino (29) di Jacopo del Sellaio (1442-1493), pervenuta in Pinacoteca per dono di Raimondo Cannoni e già attribuita a Piero di Cosimo.

Davanti alla porta, la Maddalena (99), statua lignea policroma, già sull’altare della Cappella di S. Lucia e poi in quella di S. Lorenzo,. ma proveniente dalla Prioria di S. Croce di Vinci e trasferita in Collegiata nel 1463, nella cappellania di S. Maria Maddalena. La scultura, come dice l’iscrizione sul basamento, fu fatta fare da Monna Nana di Ser Michele da Vinci nel 1455. Sulla sinistra, alla parete, una Crocifissione (6) di Lorenzo di Bicci, di proprietà del Comune, proveniente dalla Compagnia di S. Croce in S. Stefano, e della quale si ha notizia in un documento che la dichiara eseguita nel 1399, parte centrale di un trittico i cui laterali sono andati perduti. Sulla parete adiacente, Madonna in trono col Bambino e i SS. Giovanni Evangelista e Leonardo (18), parti di un trittico (manca il laterale sinistro) di Bicci di Lorenzo, eseguito nel 1423 per la Cappella di S. Leonardo in Collegiata; ai piedi della Vergine, genuflesso, è Simone ‘Guiducci di Spicchio, proprietario della Cappella e committente dell’Opera.

Il Tabernacolo di S. Sebastiano (26), già nella Cappella dell’Addolorata della Collegiata, è frutto della collaborazione di Antonio Rossellino (1427-1478) e di Francesco Botticini (1446-1497). Fu il Cavalcaselle a sostituire col nome di Botticini quello del Botticelli tramandato dalle fonti; al Rossellino si debbono il S. Sebastiano e gli Angioli in scultura, al Botticini le pitture dei due scomparti e la gustosa predella con storie del martirio di S. Sebastiano.

Opera di altissimo rilievo, essa costituisce un “unicum” di importanza notevolissima.
Ai lati della porta con gradini, i SS. Giovanni Evangelista e Michele Arcangiolo del Pontormo (1494-1556), provenienti, per temporaneo deposito, dalla Chiesa di S. Michele a Pontorme, ove vennero dipinti per l’altare della Madonna intorno al 1518. Nel retro delle tavole, durante il restauro al quale furono sottoposti, si scoprirono dei disegni e schizzi di mano del Pontormo, tra i quali una superba Deposizione.

A sinistra, un tabernacolo ligneo dorato con S. Biagio in trono (39); nella predella, Storie del martirio di S. Biagio: opera di scuola fiorentina della seconda metà del XVI secolo, forse di G. Antonio Sogliani (1492-1544).

Terza Sala

7. DA QUESTA SALA SI PASSA ALLA TERZA SALENDO I GRADINI e,

iniziando la visita da destra, abbiamo una Assunta e Santi (38), proveniente dalla Collegiata, attribuita a Fra Paolino, una tavola con l’Incredulità di S. Tommaso (41) dipinta per la Collegiata da Jacopo Chimenti detto « L’Empoli» (1554?-1640) nel 1602, una Madonna in trono col Bambino tra i Santi Matteo, Guglielmo, Barbara e Sebastiano (22) di Pier Francesco Fiorentino (seconda metà del XV secolo) eseguita per la Collegiata nel 1474.
Sulla parete di fondo, l’Annunciazione (93) di Bernardo Rossellino (1409-1464), già in 5. Stefano, ove era nell’Oratorio della Compagnia della SS. Annunziata che l’allogò all’artista nel 1447 (“di marmo bianco con quella più bellezza potessi e sapessi”). Giudicate dal Ghiberti, che fu chiamato a stimarle, “belle e ben fatte e proporzionate”, le due statue sono da considerarsi il capolavoro assoluto di Bernardo scultore.
Sulla parete sinistra, due trittici: il primo, con la Madonna col Bambino tra i 55. Antonio Abate e Caterina delle Ruote, Girolamo e il Battista (19) è opera del cosiddetto “Maestro delle Madonne”, pittore fiorentino operante tra il XIV e il XV secolo, seguace e collaboratore di Agnolo Gaddi (il trittico proviene dalla soppressa Chiesa di S. Mamante presso Empoli); il secondo, con la Madonna col Bambino tra i SS. Antonio Abate e il Battista, Gregorio Magno e Leonardo (14) è di Niccolò di Pietro Germi e proviene dalla Collegiata. Nel pannello su cavalletto sono distribuite varie tavolette: una Madonna col Bambino (94) della prima metà del XV secolo, riferibile, nonostante la logorata superficie dipinta, alla maniera di Rossello di Jacopo Franchi, due Crocifissioni di scuola fiorentina del XIV secolo, provenienti rispettivamente da una donazione di Carlo Romagnoli e dal Convento delle Benedettine di S. Croce di Empoli e una predella, con la Cena, la Deposizione e la Cattura di Cristo (4), di scuola fiorentina del sec. XIV (il Berenson ha fatto il nome di Niccolò di Pietro Germi, altri quello di Taddeo Gaddi) già nella Collegiata.

Nella parte opposta del pannello, tra due tavolette con Santi di scuola fiorentina del sec. XV (donati alla Pinacoteca da Raimondo Cannoni) è una deliziosa opera giovanile di Filippo Lippi (c. 1406-1469), una Madonna col Bambino e Santi (24), dono di Carlo Romagnoli, pervenuta al Museo con il cartellino che la dava, sia pure con l’interrogativo, a Masaccio e poi passata al Pesellino, ad Andrea del Castagno e a un anonimo fiorentino intorno al 1435. Al Lippi, cui è riconosciuta oggi da tutta la critica, l’attribuì per primo, nel 1890, l’Ulmann seguito dallo Schmarsow.

Sulla parete è il grandioso Tabernacolo del SS. Sacramento (27) allogato a Francesco Botticini nel 1484 dalla Compagnia di S. Andrea che lo pose sull’altar maggiore della Collegiata, donde passò alla Cappella del Fonte Battesimale (nel 1842 vi era ancora, col nome del Ghirlandaio) per pervenire poi in Pinacoteca. Da documenti risulta che nel 1491, prima che l’opera venisse portata a Empoli da Firenze, furono chiamati a stimarla Domenico Ghirlandaio, Filippo di Giuliano, Neri di Bicci e Alessio Baldovinetti; ma essa non era completamente terminata, se nel 1504 Raffaello Botticini dovette lavorare a una storia — forse quella di S. Andrea — per completare l’opera del padre.
Tre notevoli sculture sono esposte ancora nella sala: un tondo con una Madonna col Bambino (49) già attribuita a scuola di Giovanni Pisano e riferita dal Ragghianti a Tino di Camaino (not. 1312-1337) — era su un lavabo nella sacrestia della Collegiata —, una Madonna col Bambino (56 bis) di scuola ghibertiana e una Madonna col Bambino (50) attribuita a Mino da Fiesole (1429-484), proveniente dalla Collegiata.

Quarta Sala

8. NELLA QUARTA SALA,subito a destra, è una Madonna col Bambino (30) di scuola fiorentina del XV secolo, dono di Niccolò l3ogani, già attribuita alla maniera di Cosimo Rosselli e a Pier
Francesco Fiorentino.
pannelli laterali di un trittico smembrato — manca la parte cen trale — con i SS. Ivo e Lazzaro, il Battista e! S. Antonio (16), di scuola fiorentina del sec. XV, forse riferibili alla Cappellania di S. Ivo, fondata da Antonio d’Andrea di Ser Martino. Paglia da Empoli nel 1424 nella Coilegiata.
Nella parete seguente, al centro, uno dei più grandi capolavori della pittura di tutti i secoli, la Pietà (95) di Masolino (1383-1447), affresco distaccato, già nel Battistero, eseguito intorno al 1425. Sempre sulla stessa parete, all’estrema sinistra, due frammenti di teste di Angioli (96, 97) di scuola fiorentina del XIV secolo, affreschi recuperati nella chiesa di S. Stefano. Gli altri due frammenti di affreschi staccati, con teste dei SS. Andrea e Giovanni Battista (98, 99) sempre provenienti da S. Stefano, sono rare e preziose opere di Gherardo Starnina (c. 1354-1413) — a destra la sinopia (100) dell’affresco accanto — recuperate sotto l’intonaco durante i lavori di ricostruzione in S. Stefano.
Nella parete adiacente, tre pezzi con la Madonna e il Bambino, i SS. Giovanni Evangelista e Caterina delle Ruote, il Battista e S. Lazzaro (72, 21) già attribuiti a Lorenzo Monaco ma da riferire piuttbsto ad un suo stretto seguace, identificato ora dalla critica in Matteo Torelli. Pur essendo dello stesso autore i tre prezzi qui esposti a mo’ di trittico non facevano comunque parte di uno stesso insieme. Dall’altro lato, un trittico pervenuto al Museo dalla Pieve di S. Giovanni Evangelista a Monterappoli, opera delicata di Rossello di Jacopo Franchi (c. 1377-1456) con la Madonna in trono col Bambino tra i Santi Sebastiano e Giovanni Battista, Giovanni Evangelista e Domitilla; nelle cuspidi: Annunciazione e il Redentore (17).

A sinistra, una Madonna col Bambino con in alto la Crocifissione (5) riferita all’attività giovanile di Mariotto di Nardo (not. 1394-1424) e pervenuta in Pinacoteca dal Monastero delle Benedettine di Empoli.

Loggiato del Chiostro

9. RITORNATI NELLA PRIMA SALA, SI PASSA NELLA LOGGIA SUL CHIOSTRO; a destra la Vergine col Bambino, S. Giovannino e due Angioli (55), tondo in terracotta invetriata, di scuola robbiana del XVI secolo, proveniente dalla Collegiata.
Nell’angolo, Profeta (101), scultura in terracotta del XVII secolo, già nel Battistero. Tra le due porte Madonna col Bambino e Santi (60), dossale d’altare in terracotta colorita a tempera del sec. XVI, già erroneamente attribuito al Cieco da Gambassi e proveniente da S. Maria a Ripa. Sopra, uno stemma Adimari di scuola robbiana, in terracotta invetriata della seconda metà del XV secolo.

Sulla parete destra. l’Eterno (54) tondo in terracotta invetriatar, attribuito! ad Andrea della Robbia (1435-1528), già nella Collegiata. Nell’angolo, Profeta (102), scultura in terracotta del sec. XVII, già nel Battistero.

10 Sull’altro lato della loggia, da sinistra, Tabernacolo (56) della bottega di Andrea della Robbia della fine del XV secolo proveniente da S. Maria a Ripa; la Vergine tra S. Anselmo e S. Agostino (58> dossale d’altare in terracotta invetriata del sec. XVI, già inS. Maria a Ripa; una Madonna col Bambino entro un tabernacolo, in terracotta invetriata, della bottega di Andrea della Rabbia, della fine del XV secolo, già sulla facciata del Palazzo Pretorio di Empoli. L’iscrizione sul basamento fa menzione di una manifestazione oltraggiosa confermata da altre fonti — compiuta da alcuni ebrei durante una processione del Corpus Domini, in seguito alla quale essi stessi dovettero pagare l’esecuzione dell’opera e sostenere poi le spese per l’accensione continuata di una lampada votiva.
A destra, altro dossale d’altare in terracotta invetriata proveniente anch’esso da S. Maria a Ripa e forse della stessa mano del n. 58 con S. Anselmo in trono tra i SS. Stefano e Giuliano, Caterina e Rosa (57) del sec. XVI.

11. A destra, all’inizio del terzo lato della loggia, una scultura in marmo di S. Rocco (103), di Giuseppe Cateni da Bibbiena detto il Cuoco (sec. XVIII), già nell’Oratorio di S. Rocco.
Alla parete e al muro di parapetto, stemmi in pietra e in marmo di varie epoche e di varie famiglie; al soffitto, le ali del ciuco (104), con le quali si fece volare, fino al 1860, un asino, nel giorno del Corpus Domini dalla sommità del campanile della Collegiata fino in Piazza.
Nel pavimento, lapide sepolcrale frammentaria, del sec. XV datata 1432, proveniente da S. Stefano; del 1267 è una lapide, sulla destra, che ricorda la sepoltura di un Tribaldo di Aldobran— dino da S. Miniato.

Notizie sui restauri alla Collegiata, al Museo e alle opere d’arte

Nella notte tra il 24 e il 25 luglio dell’anno 1944, le truppe tedesche in ritirata distruggevano quasi completamente il complesso della Collegiata di 5. Andrea e gli annessi locali che dove— vanno ospitare il rinnovato Museo.

Si sono conclusi con il 30 novembre 1956, con la riapertura della Pinacoteca e l’allestimento temporaneo di una esposizione di opere del Pontormo in occasione delle Celebrazioni indette da un Comitato cittadino empolese nel IV centenario della morte dell’artista, i lavori di ricostruzione eseguiti a cura della Soprintendenza ai Monumenti e del Genio Civile.

Tali lavori si orientarono in un primo immediato momento al ripristino della navata settecentesca della chiesa, distrutta per un’estensione di circa duecento metri quadrati, e alla ricostruzione del Campanile.
Si passò quindi in un secondo tempo alla ricostruzione del chiostro della Canonica e alla nuova costruzione delle sale del Museo.

Per la chiesa e il Campanile giova forse ricordare che i criteri adottati furono sempre orientati verso il fedele ripristino; per i locali del museo fu invece riconosciuta la opportunità di apportare qualche modifica al precedente stato perché se ne potesse ricavare un migliore e più idoneo ordinamento per le opere di arte. Il museo ricostruito presenta infatti una nuova sistemazione dell’ingresso e della scala di accesso alle sale del primo piano, un più pratico collegamento con i due ambienti del piano terreno, dove il fonte battesimale, miracolosamente rimasto illeso nel crollo del Battistero, torna ora a costituire l’elemento di maggiore interesse artistico.

Durante i lavori di ricostruzione fu scoperta e rimessa in luce, nel Battistero, una parete di filaretto di pietra e un antico portale che con ogni probabilità dovevano far parte degli annessi dell’antica Pieve.
Fu qui pure ricomposto, dopo un accurato restauro delle parti superstiti, il pregevole cancello di ferro proveniente dalla Compagnia del SS. Crocifisso delle Grazie.

Meritano inoltre una particolare menzione gli studi compiuti e la cura dei lavori eseguiti per la ricomposizione dell’affresco del soffitto della Collegiata, cui dedicarono la loro particolare abilità i pittori empolesi Carmignani e Gemignani; nonché il complesso lavoro di ricostruzione del campanile, per il quale si presentava tra l’altro la difficoltà di ricomporre, attraverso la sola cernita dei materiali recuperati, un’opera architettonica non genuina, ma più volte rimaneggiata e restaurata fino al secolo scorso.

Anche la ricostruzione dei due lati del portico e della loggia del chiostro annesso alla Canonica è stata eseguita ricollocando gran parte del materiale di pietra recuperato (fusti di colonne, basi e capitelli) mentre sono stati eliminati i tramezzi e le vetrate che ne falsavano il valore architettonico.
Tutti i lavori, sotto la direzione dell’Arch. Guido Morozzi e con l’assistenza dei Sigg. Mario Grezio e Aldo Moretti della Soprintendenza ai Monumenti, furono eseguiti dalle maestranze dell’Impresa Edile Orazio Cerbioni di Empoli.

Di pari passo con la ricostruzione della Collegiata e del Museo, la Soprintendenza alle Gallerie provvedeva a portare a termine i lavori di restauro a tutte le opere d’arte del Museo già iniziati nel 1936; tali restauri vennero eseguiti a Firenze dal personale del Gabinetto dei Restauri sotto la direzione del Dott. Ugo Procacci e del Prof. Gaetano lo Vullo.

Fra i più notevoli restauri ricordiamo qui quelli eseguiti ai due dipinti del Pontormo già nella chiesa di S. Michele a Pontorme; quelli eseguiti ai dipinti segnati in catalogo col n. 82 che furono recuperati sotto una ridipintura che li ricopriva completamente, e a quelli segnati coi nn. 19, 14, 25 nonchè alle sculture segnate coi nn. 60, 76, 77 e 85.

Notevoli anche le ricostruzioni dei polittici segnati coi nn. 10- 12, 72-21 e 9.

Molte di queste opere vennero esposte a Firenze in occasione di mostre di restauro allestite dal Gabinetto dei Restauri della Soprintendenza alle Gallerie (vedi le relazioni di restauro in Mostra di Opere d’Arte restaurate. Catalogo a cura di Ugo Procacci, Firenze 1946; in Mostra di opere d’arte restaurate trasportate a Firenze durante la guerra, Firenze 1947; in Mostra di opere d’arte restaurate, Ottava Esposizione, Catalogo a cura di Umberto Baldini, Firenze 1955).
All’allestimento e all’ordinamento del Museo hanno provveduto il Dott. Ugo Procacci e il Dott. Umberto Baldini della Soprintendenza alle Gallerie e l’Arch. Guido Morozzi della Soprintendenza ai Monumenti; hanno collaborato alla messa in opera dei dipinti e delle sculture il restauratore Mario Di Prete del Gabinetto Restauri della Soprintendenza alle Gallerie e il Sig. Mario Grezio della Soprintendenza ai Monumenti.

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