La Passiflora, il fiore della Passione…

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Testo Paolo Pianigiani, foto Alena Fialová

per Reality

Quando i missionari gesuiti incontrarono per la prima volta, nelle terre degli atzechi, questo fiore dalle forme così particolari, gridarono al miracolo: ecco il simbolo della Passione!

E come dar loro torto… i viticci erano la frusta con cui Gesù venne flagellato; i tre stili i chiodi; gli stami, a forma di martello, le cinque ferite; la raggiera variopinta alla base, la corona di spine.

I nativi, molto più pratici e ignari della buona novella che si portavano dietro questi strani invasori vestiti di nero, utilizzavano da sempre i fiori e le foglie come calmante, o più semplicemente come sonnifero.

Ma fu un padre domenicano, Emmanuel de Villegas a portare nel 1610 in Europa la prima pianta; la mostrò a un collega, padre Giocomo Bosio, che ne fu talmente affascinato, da descriverla subito nel testo che stava scrivendo e che pubblicò nello stesso anno, il “Trattato sulla Crocifissione di Nostro Signore” che contiene la prima citazione a stampa del fiore, che venne chiamato “Passione Incarnata”.

Linneo, nel 1753, quando si trovò davanti questo straordinario fiore, si trovò il nome già scritto:  non poté fare a meno di chiamare la pianta  “Passiflora”, da “Flos Passionis”.

Nata nei caldi climi tropicali e subtropicali, la Passiflora non sopporta le basse temperature.

Da noi si è diffusa la “Passiflora Cerulea”, che resiste fino a quando il termometro non tocca lo zero. Le altre, purtroppo, hanno bisogno di serre e ambienti adeguati. Si coltiva in vaso o direttamente in terra.

Ed ecco il miracolo della fioritura, che avviene improvvisa quando non te l’aspetti.

Si tratta di fioriture brevi, che durano all’incirca un giorno. Ma subito, da un’altra parte della pianta, ecco apparire improvviso un nuovo fiore. E’ possibile, con un po’ di pazienza, osservarne i movimenti: prima si apre, esibendo le varie parti ben strutturate a ricevere la luce del sole. Poi, lentamente, i cinque stami colorati di giallo si rivolgono verso il basso, mentre i tre stili colorati di nero si mantengono più a lungo in posizione eretta. Poi si abbassano anche loro, quasi a cercare rifugio fra gli stami.

Sembra una piccola fontana barocca, o una scultura di un artista contemporaneo. Ma è solo uno dei tanti miracoli della Natura, che avvengono dalla notte dei tempi, e dai quali ogni volta che si ripetono, restiamo affascinati.

Esistono circa 460 specie di Passiflora, differenziate sia nella forma che nei colori, ed è possibile anche ottenere ibridi, dalle caratteristiche ancora più strane. Di alcune specie è possibile mangiare il frutto, che naturalmente si chiama “frutto della Passione”. 

Rimasta immune dai miti greci, provenendo dall’altra parte del mondo, la Passiflora si porta dietro l’originaria leggenda creata dai padri gesuiti. Altri fiori hanno il compito di raccontare le più umane passioni degli uomini: solo la Passiflora ci ricorda gli ultimi istanti della Passione più alta, quella di Nostro Signore.

 

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