Antonio Sedoni, I Codici Miniati del Museo della Collegiata di Empoli. Il Codice Trecentesco.

 

Empoli, Collegiata di S. Andrea: Codice Trecentesco - La liberazione dell?indemoniato

Empoli, Collegiata di S. Andrea: Codice Trecentesco – La liberazione dell’indemoniato

Questo studio ha per oggetto i 10 Codici Miniati della raccolta del Museo della Collegiata di Empoli, che durante le distruzioni patite dalla città durante il secondo conflitto mondiale e con il crollo di parte della Pinacoteca, furono salvati dal professor Ugo Procacci, allora ispettore della sovrintendenza fiorentina e trasportati su di un barroccio alle Poste Vecchie, davanti agli Uffizi, per essere protetti. Ma in che deposito fossero stati messi e se ancora esistevano, nessuno lo sapeva. Quindi, alla metà degli anni settanta, in occasione della mia tesi di laurea, ne cominciai la ricerca. Li ritrovai, in un ambiente situato nelle polverose soffitte delle Poste Vecchie, in uno stato di conservazione pessimo. In ogni caso iniziai e portai a termine il mio studio dei dieci codici empolesi. Parte di esso, i cinque codici miniati rinascimentali, fu pubblicato in “Miniatura” volume secondo, edito da Alinari nel 1989. Essi furono sottoposti al restauro cartaceo nel 1980 e conservati presso la Biblioteca Laurenzia fino al 1993, quando furono esposti a Empoli, in occasione del novecentesimo anniversario della fondazione della Collegiata di Sant’Andrea e lì rimasti in custodia. In quell’occasione fu pubblicato anche uno studio di Marco Ciatti (0).
Essi costituiscono un gruppo etereogeneo, sia per provenienza che per epoca, presentando un “excursus” molto interessante sulla miniatura toscana a partire dalla seconda metà del XIII secolo fino alla prima metà del XVI. La loro storia è collegata con la formazione del museo annesso alla Collegiata, avvenuta nel 1859 con l’elargizione di 5.040 lire dal Ministero degli affari ecclesiastici (1) (2) per il restauro delle opere d’arte della Collegiata di Empoli, che furono il primo fondamento della Pinacoteca; infatti, l’anno seguente, grazie all’attività dell’Opera di S. Andrea, essa trovava sistemazione nella Cappella di San Lorenzo, annessa alla Chiesa stessa. Ben presto nella Galleria vennero raccolte numerose opere d’arte di proprietà ecclesiastica, prelevate dal territorio empolese ed altre, donate generosamente da famiglie locali, come i Del Vivo, i Bogani, i Gozzini, i Cannoni e i Romagnoli, tanto che l’ambiente dovette essere ampliato a due sale. Vincenzo Lami ne curò la prima sistemazione, mentre Carlo Pini nel 1863 compilò l’inventario dei quadri e delle sculture raccolte nella Cappella di San Lorenzo: egli non fece però menzione di eventuali codici esistenti. Poi Guido Carocci, aiutato da l’allora proposto don Gennaro Bucchi (3), ne rinnovò la disposizione, compilando nel 1894 (4), il primo accurato catalogo, riportato poi fedelmente nella Guida di Empoli illustrata del 1916 dal Bucchi stesso (5). In essa, dopo aver parlato dei dipinti, ricorda piuttosto genericamente che “in seguito si raccolsero nella Pinacoteca gli ammirevoli libri corali ed altre cose degne di essere gelosamente custodite”, nonostante che il Giglioli pubblicando alcuni interessanti documenti di archivio, avesse reso più ampie le conoscenze sui corali, citando però solo di sfuggita quelli esistenti. O. H. Giglioli, Empoli artistica, Firenze 1906, p.105:  “La Galleria della Collegiata possiede ancora qualche antifonario e graduale miniato, unici superstiti del sacco degli spagnoli del 1530”. Da pag. 214, riporta dei documenti tratti dall’Archivio dell’Opera di S.Andrea di Empoli e precisamente un “Inventario dell’Opera ” dal 1488 al 1522, in cui sono in parte descritti: a c. 16r, in data 2 novembre 1486 un ” manuale col quale si dicesse el divino offitio”, regalato da Messer Francesco di Buto di Matteo Pazzini, a c. 34r, in data 1488 “un graduale domenichale” fatto fare dal pievano di Empoli, Matteo degli Scassinati, notato all’anticha” regalato da Giuliano de’ Ricci pievano di Empoli dal 1405 al 1414; un “antifonario grande con mini doro e figure” (il codice P) donato da ser Moriale, un altro “antifonario grande nuovo miniato d’oro “donato dallo stesso, (il codice 0). A c. 35r, un epistolario “con minij d’oro” donato dal conte Guidone Selvatico nel 1301, a c. 36r, due passionari antichi “con certi minij guasti et carta tagliata”, a c. 42r, in data 30 Novembre 1492, un “salterio grande pel coro” donato da messer Bindo d’Antonio d’Andrea Paglia, pievano di Empoli dal 1492 al 1502; a c. 43r, in data 1494, un messale). In ogni caso anche nel manoscritto della denunzia dei beni artistici dell’opera della Collegiata, realizzata nel 1913, sempre da don Gennaro Bucchi, si seguì in modo letterale le schede precedentemente citate. Da quell’epoca la ricerca sui corali si è interrotta e pur avendo un notevole valore storico artistico, solo alcuni sono stati presi in esame, ma esclusivamente per il loro significato stilistico. Nel campo della storia della miniatura, da qualche tempo, ci sono stati dei contributi importanti che hanno puntato soprattutto a delineare lo sviluppo dello stile di una scuola regionale o cittadina, dimostrando così segni di un rinnovato interesse per questo settore, che si affianca a quello dei grandi appassionati cultori di un tempo. In Italia, la situazione di questi studi, presenta agli inizi del nostro secolo, i grandi esempi di Pietro Toesca e di Paolo D’Ancona (6); ma lo studioso che per oltre un trentennio ha contribuito di più alla storia della miniatura italiana è Mario Salmi (7), con ricerche e indagini a vasto raggio. Tutto ciò, però, senza stimolare l’esigenza di un dibattito metodologico e storico, cioè oltre agli interessi artistico-stilistici, si doveva anche determinare l’esigenza di affrontare il problema dei metodi di descrivere e di classificare le miniature dei codici. Durante gli anni sessanta, vennero comunque pubblicati una serie di studi a carattere complessivo, ma pur sempre limitati, come ho già accennato, ad un ambito regionale o ad un’epoca determinata (8). Di questa rinascita, non ha però fino ad ora beneficiato il “corpus” dei codici del Museo della Collegiata di Empoli. Di essi esistono infatti solo citazioni, come: “Altre minuature di scuola senese della metà del Trecento in due antifonari del Museo di Empoli”, del Toesca (9); oppure più di recente, i codici “O” e “P”, sono stati presi in esame dalla Ciardi Duprè (10), per l’attribuzione a Bartolomeo Vannucci, e il Boskovits (11), ha inquadrato il codice “L”, nell’ambito dell’attività di Pacino. Mentre il prezioso graduale francescano della fine del Duegento, si trova solo menzionato dalla Innocenti Gambuti (12), esclusivamente a proposito del Codice 1 della Biblioteca Comunale di Cortona, per stabilire l’orizzonte culturale del primo miniatore, ma facendo riferimento stilistico solo al Messale “A” di Santa Verdiana di Castelfiorentino. Pertanto questo studio è stato un’occasione per definire meglio l’importanza di conoscere il proprio passato e un approfondimento critico, metodologico e scientifico della miniatura e la sua utilizzazione per la ricostruzione storica generale. Tutto ciò perché si possa trovare uno stato avanzato di studi, per un dibattito critico e metodologico, infatti ho dotato lo mia ricerca di un catalogo, con una schedatura analitica e descrittiva completa e un altrettanto completa documentazione fotografica. La prima rappresenta un’operazione che definisce strutturalmente, lessicalmente e semanticamente ogni dato per la sua successiva valorizzazione storica; la seconda, per permettere una costante verifica ed un controllo dell’analisi fatta.

Per adesso cominciamo dal più antico, un

“MISSALE DOMINICARUM ET FERIARUM”

Il messale, è di grande importanza per l’antichità della sua origine, poiché può essere collocato nella seconda metà del Duecento; non presenta alcuna lettera di segnatura, perché non fu preso in considerazione dal Carocci. La cattiva conservazione ha causato molti e gravi danni a numerose miniature e la perdita di numerose carte, nonostante ciò presenta un ricchissimo impianto decorativo, che allo stato attuale è formato da 852 iniziali filigranate, 64 iniziali decorate, 13 iniziali miniate figurate e 9 miniate istoriate. Dalla analisi di queste, si può desumere la provenienza francescana del messale, in quanto sia nel ricco fregio della c. 18v, che in quello della c. 20r, relativi il primo alla Natività di Cristo “Puer natus est nobis”, il secondo alla festa di Santo Stefano “Et enim sederunt principes”, si vedono chiaramente nell’ansa di un racemo, le figure inginocchiate, rispettivamente di due frati francescani, uno scrivente l’altro che legge. Quindi esaminando su questa base le altre miniature, si possono notare preferenze per i temi più importanti del messaggio francescano come l’ansia di un rinnovamento del mondo ed il riscatto miracolistico dei deboli, che si concretizzano sia nella scelta dei versetti da illustrare che nell’uso di iconografie inconsuete e particolari. Nella prospettiva quindi di un rinnovamento va forse interpretata la scelta del versetto per la festa di San Giovanni Evangelista della c. 22v, “In medio Ecclesie”, con la particolarità del Santo che predica ad una ristretta folla. L’accento sull’aspetto spirituale francescano, parimenti viene sottolineato con la rarità della scelta iconografica della rappresentazioni come il miracolo delle nozze di Cana, miniata per la seconda domenica dopo l’Epifania a c. 29r, “Omnis terra adoret te deus”, e il miracolo della moltiplicazione dei pani alla c. 83v, “Letare Ierusalem et conventum”, per la quarta domenica in quadragesima. Le fonti ci ricordano che l’unico insediamento dell’Ordine Francescano ad Empoli, è quello di Santa Maria a Ripa, anticamente chiamata Santa Maria e con questo nome la troviamo citata dal 1109 al 1258, quando la troviamo citata in una bolla papale di Alessandro IV, con quello di Santa Maria in Castello, ma risulta donata ai frati francescani osservanti solo nel 1483 o 1484 dalla famiglia Adimari (13); ciò pone notevoli problemi sulla provenienza. E’ quindi probabile che il messale in origine, fosse stato miniato in altro convento e sia giunto a Empoli alla fine del Quattrocento con i francescani medesimi, i quali in seguito dovettero lasciare la città a causa delle soppressioni del 1810 (14). Il codice, che non è mai stato preso in considerazione dagli studi, stilisticamente si colloca nella seconda metà del secolo XIII, ed è coevo quindi dei più antichi corali dei francescani. L’organizzazione dell’apparato decorativo, la costruzione delle lettere e la struttura dei fregi composti con aste, nodi e tondi figurati rivela una certa influenza “bolognese”, ciò nonostante sembra riconducibile alla miniatura toscana per modi stilistici più contenuti. La collocazione topografica del messale, presumibilmente toscano quindi, è difficile in quanto nel terzo quarto del Duecento, abbiamo una omogeneità stilistica nel linguaggio della miniatura, tanto che l’individuazione di caratteristiche locali diventa veramente problematica. A conferma di ciò abbiamo una numerosa serie di miniature in questo periodo in Toscana (Firenze, Arezzo, Cortona, Grosseto, Lucca e Pistoia), collegate fra di loro da quella tendenza della miniatura bolognese chiamata “primitiva” e “incertamente bizantineggiante” dal Toesca e “stile bolognese filettato” dal Venturi (15). L’importanza di questa in diverse provincie della Toscana è stata puntualizzata a proposito dei Codici di Cortona (Bibl. Com. ms 4C-5D-6E-7F-8G) dalla Degli Innocenti Gambuti (16) che individuando nel testo liturgico del codice 5D, i canti dell’Officio della SS. Trinità, insieme a quelli dell’Officio della prima domenica dopo Pentecoste, fa notare che mentre la celebrazione della SS. Trinità, nell’ottava di pentecoste, non fu osservata dalla Chiesa Romana fino al 1334, presso i francescani questo Officio fu soppresso prima dal Capitolo di Metz nel 1254 e di nuovo istituito nel 1260 da quello di Narbona e successivamente confermato dai Capitoli del 1263 e 1266. Infine nel Capitolo di Assisi del 1279 fu soppresso definitivamente; per cui viene proposta una datazione fra il 1260 ed il 1279. Questa maniera, non precede, ma coesiste con un’altra contemporanea, che si distingue per un rinnovato recupero della cultura figurativa bizantina e per una apertura ai nuovi influssi gotici. La prima infatti, resta profondamente legata ai modelli romanici, in cui il bizantinismo è ormai codificato e per lo più legato all’iconografia, alla tipologia fisionomica o al panneggio. Di tale cultura il Codice presenta alcuni elementi formali: il colorito a tinte piatte, ma vivaci (nel nostro caso), il modellato rapido e talora sommario, deformazioni di gusto popolaresco nelle fisionomie (quali ad esempio le pupille scure a capocchia di spillo), le filettature bianche sul fondo, la costruzione delle lettere e la decorazione di gusto bolognese (17). Proprio in confronto con i già citati codici di Cortona e in particolare le lettere decorate dal terzo miniatore, risulta evidente che nella decorazione del nostro messale, è stato privilegiato come principale tema decorativo all’interno delle lettere di modulo circolare, le foglie di acanto piegate. Esse si dispongono in doppia simmetria lungo le direttrici ortogonali e diagonali della lettera, creando effetti di riflessione multipla, alla quale contribuiscono in modo determinante, sia il tessuto cromatico che il gusto del disegno; infatti tinte vivaci, quali il giallo, il rosso minio e il turchino, sono accostate ad altre più smorte, come il rosa violaceo e il celeste, di modo che le superfici delle foglie si staglino l’una dall’altra con effetto di intarsio. Caratteristiche simili si trovano in altri manoscritti miniati toscani, come nei corali A e B di Santa Maria Novella (18), i lezionari F e G del Duomo di Arezzo (19), i messali 2648 e 2654 della Biblioteca Statale di Lucca (20) e in modo particolare nel messale delle Feste dei Santi della chiesa di Santa Verdiana a Castelfiorentino (21). Questo lo potremo forse attribuire alla stessa mano del nostro anonimo miniatore per un’analoga scelta della modulazione cromatica, il modo abbreviato e sintetico di delineare i tratti del volto, la struttura anatomica delle figure e soprattutto quella tendenza a panneggiare le vesti mediante intense striature di colore. Questi codici comunque testimoniano la larga circolazione di analogie stilistiche nella regione e il permanere assai vivo della tradizione romanica, anche locale. In altri corali coevi, appare invece preferito il tema decorativo a racemo intrecciato, a proposito del quale la Ciardi Duprè (22) dà l’interessante significato simbolico di San Francesco e di allegoria della rigogliosa pianta francescana, proponendo anche una anticipazione della datazione di tutto il gruppo dei codici cortonensi al 1250-55 per motivi stilistici. Prendendo in esame la grande miniatura istoriata del nostro messale, raffigurante la Natività di Cristo, la c. 18v “Puer natus est nobis”, possiamo notare che è stato seguito uno schema compositivo di stretta derivazione bizantina, con la Vergine adagiata orizzontalmente. Altri arcaismi sono presenti in alcune iniziali come la carta 41r “Misereris omnium domine”, dove sono raffigurati due uccelli affrontati con il becco aperto; a c. 121v “In nomine domini omnes genuflectatur”, con una figura con testa mostruosa e mano felina; mentre un uccello e un animale fantastico con la testa di leone e lingua di fuoco caratterizza la c. 158r “Intriduxit vos dominus”. Queste indecifrabili simbologie zoomorfe si ripetono alla c. 160r “Aqua sapientie potavit”, dove un cane rampante addenta il tralcio vegetale che decora il campo interno della iniziale. A c. 180r “Cibavit eos ex adipe” e a c. 195r “ Exultate deo adiutori”, dove nella prima, due uccelli intrecciano i lunghi colli per beccare due foglie, nell’altra, un porcospino sovrasta un volatile il quale rivolge il becco aperto verso l’alto. Questi motivi che derivano dalla miniatura romanica sono molto frequenti tra il secolo XII e la prima metà del secolo XIII. Per tutti questi aspetti si propone per il messale una datazione intorno all’ottavo decennio del Duecento.

“MISSALE DOMINICARUM ET FERIARUM”
– Scheda codicologica –

“Missale Dominicarum et Feriarum de tempore et Commune Sanctorum”. Empoli, conservato nella Pinacoteca della Collegiata di Sant’Andrea. Provenienza originaria da un insediamento francescano, finora non identificato, forse da San Francesco di Castelfiorentino.
Scriptor ignoto.
Miniatore di penna e di pennello: scuola toscana del secolo XIII (seconda metà).
Membranaceo; decorato a penna e pennello, inchiostro (bruno, rosso, blu), colori a tempera, oro (in foglia).
Acefalo.
Mm 335×480, cc. II+202+I’; cartulazione originale, largamente lacunosa, in caratteri romani in inchiostro rosso, in alto al centro sul verso di ogni carta; una seconda cartulazione, con numeri arabi, a lapis, è stata eseguita in occasione del recente restauro, ed è questa che seguiremo per la segnatura delle carte. Secondo la cartulazione originale e l’andamento del testo mancano le carte:
II, Ad te levavi (rubr. I dominica de Advento);
IX, Prope est (rubr. gradualia);
XI, Veni et estendi (rubr. introitus);
XX, Dominus dixit (rubr. introitus);
XX, A summo celo (rubr. gradualia);
XXIX, Ex ore infantuim (rubr. introitus);
XXXII, Ecco advenit (rubr. introitus);
XXXIX, Destera domini (rubr. Dominica IIII p. Epifanie);
CIIII, ludica me (rubr. Dominica de passione int. ) ;
CVII, Deus exaudi (rubr. gradualia);
CXXIIII, Domine ne longe (rubr. introitus);
CXXVII, Deus (rubr. tractus);
CLXIX, Resurrexi (rubr. Dominica in refexione int.) ;
CLXXVIII, Eduxit eos (rubr. Sabb. introitus);
CLXXXII, Quasi modo (rubr. Dominica I p. pascha);
CLXXXV, Iubilate deo (rubr. Dom. III p. pascha);
CXCI, Viri galilei (rubr. In die ascensionis int. )
CXCVI, Spiritus domini (rubr. In die pentec. int.) ;
CIC, Accipite jucunditatem (rubr. feria III int.);
CC, Deus curo egredoreris (rubr. introitus);
CCI, O quam bonus (rubr. alleluia);
CCII, Karitas dei (rubr. sabb. introitus);
CCIII, Benedicta sit Sancta Trinitas (rubr. Dom. sancta trinitaie introitus);
CCIV, Domine in tua misericordia (rubr. Dom. I p. pentecostes introitus);
CCV, Verba mea (rubr. Dom. II p. pent, int.);
CCVI, Respice in me (rubr. Dom. III p. pent, int.);
CCVII, Dominus illuminatis (rubr. Dom. IIII p. pentecostes introitus);
CCVIII, Exaudi domine (rubr. Dom. V p. pent, int.);
CCXXVIII, In voluntate tua (rubr. Dom. XXI p. pentecostes introitus) .
Il codice è composto da due carte di guardia che sono state impiegate in epoca moderna (secc. XVIII-XIX ?) per scrivere l’indice dei canti (Introitus, Gradualia, Tractus, Alleluja, Offertoria, Commune e Antifona), a mano in inchiostro bruno; 23 fascicoli: I-IV (cc. 1-32), quaterni; V-X (cc. 33-92), quinterni; XI (cc. 93-100), quaterno; XII (cc. 101-110), quinterno; XIII (cc. 111-118), quaterno; XIV-XVI (cc. 119-148), quinterni; XVII-XX (cc. 149-180), quaterni; XXI-XXII (cc. 181-200), quinterni; XXIII (cc. 201-202), bifoglio; più una carta di guardia moderna. Una colonna di scrittura, con un sistema di 7 tetragrammi rossi con neumi bruni e 7 linee di testo; specchio di scrittura: mm 225×320.
Littera ‘rotunda’, in inchiostro bruno, con rubriche e segni paragrafali in rosso.
Legatura moderna; mm 380x525x84, piatti in legno parzialmente rivestiti in cuoio, cucitura, bandinella e costola, interamente rifatte nel corso del restauro del 1980 presso la Biblioteca Laurenziana. A c. 1r, si legge: “Missale dominicarum ed feriarum”.
Lo stato di conservazione, nonostante il restauro, presenta danni irreparabili a causa dell’umidità che ha sciolto i colori di qualche miniatura, tanto da far imprimere il segno nella carta precedente.
Contenuto liturgico: messale dalla prima Domenica di Avvento (andata perduta), alla XXIV Domenica dopo Pentecoste.
Incipit: c. 1r Asperges me domine.
Explicit: c. 202v accipiatis et fiet vobis.
Il codice presenta 852 iniziali filigranate di misura variabile da una linea di testo a un tetragramma e una linea di testo (mm 20×35, mm 30×55 ca.), sono usate per segnare le letture principali e gli introiti delle messe, mentre nel comune dei santi, le preghiere e le collette; 11 iniziali miniate decorate grandi, corrispondenti a 2 tetragrammi e 2 linee di testo (mm 61×98 ca.), 53 iniziali miniate decorate medie corrispondenti a un tetragramma e una linea di testo (mm 40×55 ca.), introducono l’introito delle messe o gli inizi degli ‘oremus’; 13 iniziali miniate figurate e istoriate, grandi corrispondenti a 2 tetragrammi e 2 linee di testo, 9 iniziali miniate figurate medie corrispondenti a un tetragramma e una linea di testo, le cui misure esatte saranno riportate nella descrizione, sono usate negli introiti delle ferie, delle messe importanti, delle domeniche e delle feste dei santi. Ogni lettera filigranata ha la decorazione del corpo fesso, alternata in rosso e blu, molto semplice, ed è costituita all’esterno da piccole spirali e cerchi che si appoggiano lungo il bordo della lettera formando talvolta esili codine che si allungano nel margine. Lo stesso motivo del cerchio e della spirale costituiscono, insieme a fasce di linee che seguono il ‘ductus’ della lettera, il motivo fondamentale dello spazio interno, inscrivente florescenze profili di foglie dall’orlo merlettato. Le iniziali miniate decorate sono campite su fondo blu, bordate da una semplice linea nera, tranne 9 che invece sono poste su di un fondo bicolore rosso e blu. Le aste sono rosa, grigie o rosse, più raramente azzurre o gialle. Gli elementi decorativi delle aste dritte sono costituiti da nastri intrecciati, fogliette lobate e calici fogliacei. L’ornamentazione dominante delle aste di modulo circolare, è composta da foglie a palmette, dove di quando in quando sbucano protomi di animali fantastici. Le lettere hanno code e riccioli fitomorfi, che raramente si snodano in maniera consistente lungo il margine sinistro della carta, dove talvolta compaiono teste umane o di drago. La decorazione interna è spesso separata dalla lettera da un nastro colorato celeste, talvolta verde, oppure bicolore azzurro e celeste. Esse si possono suddividere in tre gruppi, a seconda della decorazione del campo interno: può essere a foglie d’acanto che si dispongono a ventaglio, a boccio, a croce con decorazioni simmetriche, ortogonali e diagonali; a racemi variopinti, stilizzati a spirale, che si stagliano sempre su di un fondino terra di Siena bruciata; oppure zoomorfe, nelle quali lo spazio interno è occupato da due animali, come ad esempio la c. 180r, dove meravigliosi uccelli dalle lunghe zampe, con piume bianche e grigie lumeggiate d’oro, tengono nel becco rispettivamente una foglia verde, mentre i lunghi colli si intrecciano al centro del campo. Oppure, nella c. 92v, compare il pesce, simbolo cristiano per eccellenza, caratterizzato nelle sue forme anatomiche da velature più scure e lumeggiature bianche.
La successione delle lettere vegetali decorate è la seguente:
c. 3v, Populus syon (rubr. II Dominica de Adventum); c. 5v, Gaudete in domino (rubr. III Dominica de Adventum); c. 7r, Rorate celi de super (rubr. feria IV); c. 8v, Prope esto domine (rubr. feria VI); c. 15r, Hodie scientis quia (rubr. in vig. natis domine); c. 24r, Dum medium (rubr. in fest. Tommaso ap. e mart); c. 31r, Adorate deum omnes (rubr. Pom. III post epifanie); c. 36v, Esto michi in deum (rubr. Dom. in quinquagesima); c. 39r, Exaudi nos domine (rubr. feria IV cinerum); c. 40r, Inmutemur (rubr. antifona); c. 41r, Misereris omnium domine (rubr. feria IV); c. 44r, Dum clamarem ad dominum (rubr. feria V); c. 45r, Audivit dominus (rubr. feria VI int.); c. 46v, Invocabit me (rubr. Dom. I in quadragesima); c. 51r , Sicut oculi servorum (rubr. feria II); c. 52v, Domine refugium factum es (rubr. feria III); c. 54r, Reminiscere miserationum (rubr. feria IV); c. 57r, Confessio et pulcritudo (rubr. feria V); c. 60r, Intret oratio mea (rubr. Sabb. int. ); c. 63v, Redime me domine (rubr. feria II della II Dom. in quadrag.); c. 65r, Tibi dixit cor meum (rubr. feria III dopo la II Dom. in quadrag.): c. 65v, Ne derelinquas me (rubr. feria IV); c. 68v, Ego autem cum iustitia (rubr. feria VI ) ; c. 70r, Lex domini inriprehensibi1is (rubr. Sabb. int.); c. 74v, In deo laudaboverbum (rubr. feria II Dom. III in quadrag.); c. 76r, Ego clamavi quoniam (rubr. feria III); c. 77v, Ego autem in domino (rubr. feria IV); c. 79r, Salus populi ego sum (rubr. feria V); c. 81r, Fac mecum domine signum (rubr. feria VI); c. 82v, Verba mea (rubr. Sabb. int.); c. 86r, Deus in nomine tuo (rubr. feria II Dom. IIII in quadrag.); c. 87r, Exaudi deus orationem (rubr. feria III); c. 91r, Letetur cor querentium (rubr. feria V); c. 92v, Meditatio cordis mei (rubr. feria VI); c. 94r, Sitientes venite ad acquas (rubr. Sabb. int.); c. 97v, Miserere michi domine (rubr. feria II Dom. di passione); c. 98r, Expecta dominum viriliter (rubr. feria III); c. 99v, Liberator meus de gentibus (rubr. feria IIII); c. 102r, Omnia que fecisti nobis (rubr. feria V); c. 103v, Miserere michi domine (rubr. feria VI); c. 111v, Gloria laus ed honore tibi (rubr. Sabb. int.); c. 117v, Iudica domine nocentes (rubr. feria II in directorio chori ad missam); c. 119 v, Nos autem gloriari (rubr. feria III); c. 126r, Mandatum novum do vobis (rubr. feria V); c. 134r, Domine audivi auditum tuum (rubr. tractus); c. 146r, Cantemus domine gloriare (rubr. tractus); c. 149r, Kyrie leyson (rubr. gloria); c. 154r, Kyrie leyson (rubr. gloria); c. 158r, Introduxit vos dominus (rubr. feria II post pasca); c. 160r, Aqua sapientie potavit (rubr. feria III post pasca); c. 162r, Venite benedicti patris (rubr. feria IV); c. 163v, Victricem manum tuam (rubr. feria V); c. 166v, Eduxit dominus populum (rubr. Sabb. int.);
c. 168v, Misericordia domini plena est (rubr. Dom. I post oct. pasca); c. 170r, Cantate domino (rubr. Dom. III post oct. pasca): c. 172r, Vocem iocunditatis annuntiate (rubr. Dom. IV post oct. pasca); c. 173v, exaudivit de templo (rubr. In letaniis maioribus); c. 180r, Cibavit eos ex adipe (rubr. feria II post oct. Ascensionis); c. 183v, Qmnes gentes plaudite (rubr. Dom. oct. post pentecostes); c. 187r, Deus in loco sancto suo (rubr. Dom. X p. pentecostes); c. 189v, Réspice domine in testamentum (rubr. Dom. XIII p. pentecostes); c. 192r, Inclina domine aurem tuam (rubr. Dom. XV p. pent.); c. 195r, Exultate deo adiutori nostro (rubr. feria IV p. XVII pentecostes).

Le iniziali miniate figurate e istoriate sono le seguenti :
c. 11v, Benedictus est domine deus, (rubr. sabb. Dom. III de Adventum) Dio Padre benedicente, (mm 37×55). La lettera arancione è campita su fondo azzurro quadrangolare filettato di bianco. Nel campo interno, marrone, Dio Padre con aureola, in piedi benedicente, è avvolto in un manto azzurro, dal quale si intravede la veste ocra gialla. Nella parte inferiore sinistra, dove termina l’asta verticale della lettera, compare una protome canina di colore grigio.
c. 17v, Lux fulgebit hodie super nos, (rubr. in secunda missa introitus) annuncio ai pastori, (mm 53×92). Molto danneggiata. L’iniziale rosso minio, decorata con cerchietti e filettature bianche, è campita su di un fondo terra di Siena bruciata, dove l’ornamentazione a racemi, celeste e verde con lumeggiature bianche, compone due grandi spirali con al centro rispettivamente due figure a mezzo busto; quella inferiore con aureola e benedicente. Al centro da dove le spirali si dipartono, è raffigurata una protome umana bianca nell’atto di suonare il corno, mentre nella parte inferiore dalla bocca di un drago, rosa e celeste, con ali e testa rosso minio, parte la decorazione a sottili racemi. La coda superiore dell’asta forma un ricciolo con foglia acantiforme, alla quale si sostiene una figurina umana, caratterizzata da una carnagione biancastra, capelli castani e vestita solo con un drappo grigio.
c. 18v, Puer natus est nobis, (rubr. ad missa maiorem introitus) Natività, (mm 78×190). L’iniziale rosa e rosso minio, campita su fondo in lamina d’oro, è decorata con foglie acantiformi verdi e azzurro chiaro. Essa ha una cornice esterna rosa e celeste, dalla quale parte un fregio che si espande nel margine sinistro inferiore e in basso della carta. Presenta all’interno in alto due angeli ed in basso la grotta con il Bambino fasciato nella mangiatoia e la Vergine adagiata orizzontalmente, secondo l’iconografia bizantina. Nell’esterno della lettera, in alto, un angelo indica la scena, ed in basso il fregio costituito da uno stelo con foglie e nodi, dove sono inserite le figure di un frate francescano che scrive su di una pergamena, un musico, vestito in rosso e azzurro, con un flauto d’oro e un tamburino. Nel campo inferiore dell’asta verticale, sono rappresentati a figura intera, vicino ad un alberello, due pastori accompagnati da un piccolo gregge di tre pecore bianche.
c. 20r, Etenim sederunt principes, (rubr. In Sancti Stefani protomartiris introitus) Santo Stefano, (mm 51×62). Una cornice grigia a giallolina segue il contorno del campo quadrangolare blu, dove è campita l’iniziale rosso minio, decorata a metà da una fascia in lamina d’oro e da una serie di cerchietti bianchi. In alto e in basso partono tralci di acanto rosa; agli angoli foglie dai risvolti verdi, da dove compaiono due profili umani. L’elemento inferiore dell’asta tondeggiante, sconfina dal campo e dà vita ad una protome di drago color grigio, la quale ingoia una figura umana per la testa; essa si trasforma di nuovo in una voluta fitomorfa di colore rosa, rossa, azzurra, giallolina e grigia, arricchita con lamine d’oro. Al centro forma un’ansa circolare, dentro la quale è inserito un frate francescano intento alla lettura. Nel campo interno, in foglia d’oro, bordato di azzurro e celeste, è raffigurata la scena della lapidazione. Sulla sinistra due personaggi a figura intera, con corte vesti di colore azzurro e rosa, sono raffigurati nell’atto di lanciare le pietre, un terzo uomo ha già colpito il Santo, che inginocchiato verso destra in primo piano, prega rivolto verso l’alto dove la mano di Dio benedicente, appare simbolicamente dalle sfere celesti.
c. 22v, In medio ecclesie, (rubr. In Sancti Johannis evangeliste introitus) San Giovanni Evangelista (mm 50×102). L’iniziale molto danneggiata, è formata da due colonne, una rosa l’altra grigio-azzurra, entrambe molto sottili, che terminano con abaco rosso ed echino verde, sui quali è impostato un’arco rosa trilobato. Nel campo interno, in foglia d’oro, è rappresentato San Giovanni Evangelista, su di un pulpito in pietra grigia lumeggiata in bianco, con veste rossa e manto celeste, mentre parla ad una piccola folla. Anche qui come nella precedente iniziale, sotto l’arco in alto a destra, compare la mano benedicente di Dio dai cieli. Lungo il margine sinistro della carta, attorcigliata alla colonna, si snoda una drôlerie a forma di serpente con la testa di drago.
c. 27r, In excelso throno vidi sedere virum, (rubr. Dominica infra octavam Epifanie introitus). Gesù Cristo in trono, (mm 38×93). La lettera è formata da due colonne rosa filettate di bianco, alla base delle quali stanno due vecchi barbati, quello di sinistra porta veste rossa e manto blu, mentre l’altro ha gli stessi abiti, ma di colore inverso. Le colonne sono collegate in alto da un doppio arco celeste e azzurro a tutto sesto, che nella parte sinistra trova sfogo in un tralcio con foglie di acanto rosa, azzurre e rosse, mentre a destra, direttamente dal capitello, si erge una torre medievale in pietra grigia con copertura a cono. Nel campo interno, in foglia d’oro, è rappresentato un trono, costituito dagli stessi cieli, dove sta seduto il Cristo benedicente vestito in rosso con il manto blu.
c. 29r, Omnis terra adoret te deus, (rubr. Dominica II post Epiphanie introitus) le nozze di Cana, mm 82×92). Una cornice formata da quattro segmenti rosso minio e verdi, disposti alternati, circoscrivono l’iniziale rosa, decorata da quattro lamine d’oro disposte a croce. Essa è campita su fondo azzurro, mentre in alto e in basso (da tralci verdi dalle foglie acantiformi), sbucano quattro teste di drago, rosso minio. Il campo interno, su fondo oro in foglia, rappresenta le nozze di Cana, il Cristo seduto a capotavola, benedice una grossa anfora biansata rosa baccellata in azzurro e celeste, sorretta da un servo genuflesso. Il centro è occupato da un lunga tavola imbandita dove siedono due donne, un vecchio e un giovane.
c. 34v, Exurge quare obdormis domine, (rubr. Dominica im LX introitus) Cristo dormiente, (mm 78×96). In campo quadrangolare azzurro, contornato da un nastro rosa e verde, è campita l’iniziale di colore grigio. Essa e il campo interno, in terra di Siena bruciata, sono operati con cerchietti e filettature bianche. Nei due settori formati dall’asta orizzontale, sono rappresentati, la figura del Cristo dormiente con la testa adagiata su di un grande cuscino verde decorato a losanghe bianche, mentre nella parte inferiore un anziano santo, in blu e manto rosso minio, lo prega in ginocchio e con le mani giunte.
c. 42v, Domine non secundum, (rubr. tractus) figura di orante, (mm 37×44). L’iniziale rosso minio, filettata in bianco, è campita su fondo azzurro. Nel campo interno, terra di Siena bruciata, con bordature celeste e azzurra, decorato con cerchietti e filettature bianche, è rappresentata inginocchiata una figura di orante, con capelli castani e vestita in azzurro.
c. 58v, De necessitatibus meis, (rubr. feria VI post Dom. I in quadragesima introitus) vecchio profeta, (mm 40×50). La lettera rosso minio, cam¬pita su fondo azzurro, entrambi filettati e decorati con cerchietti e puntini bianchi, ha nel campo interno, terra di Siena bruciata, una figura di vecchio profeta che prega in ginocchio, con capelli e barba grigi lumeggiati di bianco. Il suo abito è grigio e il manto azzurro con pan¬neggio evidenziato di bianco.
c. 67r, Deus in adiutorium meum, (rubr. feria V post Dom. II in quadrag. introitus) figura di orante, (mm 48×50). L’iniziale rosso minio, filettata nei contorni e decorata con forme circolari bianche, è campita su fondo azzurro, circondato da una doppia linea bianca, mentre ai quattro angoli ci sono motivi fantastici simili a fiori. L’interno, terra di Siena bruciata, contornato da un nastro azzurro e celeste decorato in bianco, è occupato da una figura di orante inginocchiato, con uno strano copricapo, vestito in blu e carnagione verdastra.
c. 71v, oculi mei semper ad dominum, (rubr. Dominica III in quadrag. introitus) Cristo che esorcizza un indemoniato, (mm 85×97). La lettera grigia, campita su fondo blu, è decorata lungo il bordo da cerchietti bianchi, mentre nella parte superiore ed inferiore, un tralcio rosa determina due volute di foglie accartocciate, dalle quali spuntano quattro teste di drago rosso minio. Nel campo interno, terra di Siena bruciata, operato in bianco, sotto un arco trilobato, impostato su capitelli rossi, compare la figura del Cristo benedicente, seguito da tre Apostoli, mentre fa uscire un nero diavolo alato dalla bocca di un indemoniato.
c. 83v, Letare ierusalem ed conventum facite omnes, (rubr. Dominica IV in XL introitus). La moltiplicazione dei pani, (mm 60×100). L’iniziale, rappresentata da una grande arcata celeste, con sopra una merlatura sorretta da due colonne azzurre. Esse hanno un capitello formato da una sfera dello stesso colore, posta fra due membrature rosso minio. L’asta verticale è rosa, arricchita da due sfere sovrapposte rosso minio, composte tra altrettante foglie verdi. La scena, su fondo in terra di Siena bruciata, rappresenta il Cristo posto sotto un archetto, in abito rosso e manto azzurro, che in piedi distribuisce dei pani ad una piccola folla, presi da una cesta sorretta da uno dei due Apostoli (molto deteriorati) che lo seguono.
c. 88v, Dum santificatus fuero, (rubr. feria IIII post Dom. IV in quadrag. introitus). Figura di orante con coppa in mano, (mm 45×45). La lettera dal corpo rosso minio, campita su fondo azzurro, entrambi decorati con filettature e cerchietti bianchi, ha nel campo interno, terra di Siena ruciata con cornice azzurra e celeste, una figura con veste blu inginocchiata su di un cuscino grigio, recante in mano una coppa.
c. 121v, In nomine domini omnes genuflectatur, (rubr. feria IIII post Dom. palmarum introitus). Figura mostruosa, (mm 24×54). L’iniziale si presenta molto deteriorata, ed è rappresentata da una figura umana in veste verde lumeggiata di bianco, con la testa di drago.
c.176v, Exaudi domine vocem meam, (rubr. Dom. infra octavam ascensionis. Introitus). Cristo benedicente, (mm 56×60). La lettera rosa aranciato, campita su fondo azzurro, è decorata da una serie di cerchietti bianchi nella parte sinistra, mentre in alto e in basso si trasforma in due tralci verdi che terminano in volute con foglie acantiformi lumeggiate di bianco. Il campo interno, in terra di Siena bruciata, è diviso in due occhielli dall’asta orizzontale della lettera, e bordato da un doppio nastro celeste e azzurro. Nel settore superiore compare la figura del Cristo benedicente a mezzo busto, con la veste azzurra e il manto rosso. Nella parte inferiore, in veste grigia e manto blu, è raffigurato di tre quarti un vecchio in preghiera, anch’esso a mezzo busto mentre alza gli occhi al cielo.
c. 182r, Dominus fortitudo plebis, (rubr. Dom. VI post pentecostes introitus). Cristo benedicente, (mm 75×90). La lettera rosa e verde, campita su fondo azzurro con linee e cerchietti bianchi, è decorata lungo tutto il perimetro da una serie di perline bianche. Inoltre alla metà di ogni asta ad andamento curvilineo, presenta una fascia in lamina d’oro, in modo da formare visivamente una croce. Il campo interno bordato di azzurro e celeste, è in terra rossa, sempre operato a trattini, cerchietti e virgole bianche; vi compare per intero la figura del Cristo imberbe, con aureola d’oro, in veste rossa e manto blu.
c. 185v, Ecce deus adiuvat me, (rubr. Dom. IX post pent, introitus). Vecchio profeta (mm 70×82). L’iniaziale rosa, campita su fondo azzurro bordato di nero, è decorata nel modulo circolare di sinistra, da una serie di perline e tratti bianchi, inoltre alla metà di ogni lato, meno quello di destra, c’è una fascia in foglia d’oro. L’asta orizzontale, divide il campo interno in due settori, decorato con tratti, circoli e motivi vegetali stilizzati bianchi. Una figura di santo canuto, con veste rossa e manto blu, sta seduta su di un grande cuscino d’oro e sconfinando nel settore superiore con tutta la testa, indica in alto il cielo.
c. 191r, Protector noster, (rubr. Dom. XIIII post pent. introitus). Figura di vecchio (mm 75×180). La lettera grigia, rossa e rosa, splendidamente decorata con fasce in lamina d’oro e foglie acantiformi celesti e azzurre, è campita su di un fondo rosso e azzurro, filettato con riccioli di richiamo vegetale. Ha il campo interno in foglia d’oro, circondato da una doppia cornice azzurra e celeste, dove su di una brulla roccia color terra di Siena bruciata, sta inginocchiato un vecchio vestito in rosa e manto blu, che prega verso il cielo, che compare in alto rappresentato da una serie di fasce ondulate celesti alternate in azzurro.
c. 193v, Iustus et domine et rectus, (rubr. Dom. XVII post pent. introitus). Vecchio profeta (mm 29×90). L’iniziale ha il corpo color terra di Siena bruciata, decorato da rami vegetali stilizzati e filettature bianche; in alto un tralcio azzurro è arricchito da due fascette il lamina d’oro, concludendosi con una foglia di acanto rosa. In basso la lettera termina con una grande foglia di acanto azzurra lumeggiata in bianco. Il campo interno è completamente invaso da un vecchio profeta, vestito in rosso con un grande manto azzurro panneggiato con tonalità più scure; ha un’aureola in lamina d’oro e porta nella mano sinistra un libro.
c. 197r, Venite adoremus deum, (rubr. Sabb. ante Dom. XVIII post pent. introitus). Figura seduta (mm 36×42). La lettera grigioverdastra, è campita su fondo azzurro, mentre l’asta del modulo circolare termina in alto con due foglie acantiformi. Il campo interno, terra di Siena bruciata, presenta una figura con veste blu, seduta e con tonsura che si sorregge al corpo stesso della lettera.
c. 197v, Da pacem domine sustinentibus, (rubr. Dom.XVIII post pent. introitus). Vecchio profeta (mm 76×88). Molto danneggiata. L’iniziale grigia, campita su fondo azzurro, è decorata da quattro fasce d’oro in lamina, poste una per ogni lato ad andamento circolare; inoltre in alto e in basso è arricchita da due tralci rosa acantiformi con risvolti rossi e gialli. Il campo interno, terra di Siena bruciata, è contornato di celeste, mentre il corpo è occupato da una figura senile inginocchiata, con veste rossa e manto azzurro; ha la testa rivolta verso il cielo e in mano porta un grosso canestro e un libro rivestito in lamina d’oro.

Antonio Sedoni

NOTE

(0) M. CIATTI, Codici Miniati di Empoli, ed. Arti Grafiche Giorgi &Gambi, Firenze 1993.
(1) Il Ministro degli Affari Ecclesiastici del Governo Provvisorio era l’Avvocato Vincenzo Salvagnoli, empolese di antica famiglia, con una cappella nella Collegiata di S.Andrea, in “Bullettino Storico-Empolese” (A.V, nr. 3, 1961/1).
(2) A. PAOLUCCI, il Museo della Collegiata di S. Andrea in Empoli, Firenze 1985, p.14.
(3) G.Bucchi, Guida di Empoli Illustrata, Firenze 1916.
(4) G.Carocci, schede compilate dal 1894 al 1899, per il riordinamento del Museo dì Empoli, su incarico della Sovrintendenza di Firenze, di cui era ispettore, che sono tuttora conservate nei l’archivio dell’Ufficio Catalogo di detto Istituto.
(5) G. BUCCHI, Guida di Empoli illustrata, Firenze 1916, p. 50
(6) P. TOESCA, Pittura e miniatura in Lombardia, Torino 1912; il Medioevo, I, 1 e 2, Torino 1927; P. D’ANCONA, La miniatura fiorentina, Firenze 1914; La Miniature Italienne du X au XV siècie, Parigi 1925
(7) M. SALMI, La miniatura emiliana, in Tesori delle Biblioteche italiane, Emilia e Romagna, Milano 1932; La miniatura fiorentina gotica, Roma 1954; La miniatura italiana, Milano 1956; Pittura e miniatura a Ferrara nel primo Rinascimento, Ferrara, 1961.
(8) M. LEVI D’ANCONA, Miniatura e miniatori a Firenze dal XIV al XVI secolo, Firenze 1962; G. DALLI REGOLI, La Miniatura pisana gotica, 1963; A. C. QUINTAVALLE, Miniatura a Piacenza, Venezia 1963; A. DANEU LATTANEI, Lineamenti di storia della miniatura in Sicilia, Firenze 1965; G. CANOVA MARIANI, La miniatura veneta dei Rinascimento 1450-1500, Venezia 1969; M. CIARDI DUPRE’ DAL POGGETTO, La miniatura gotica in Toscana, in “Civiltà delle arti minori in Toscana”, Atti del I convegno, Firenze 1973; M. ROTILI, La miniatura a Cava dei Tirreni, I, Napoli, 1976; M. DEGLI INNOCENTI GAMBUTI, I codici minaiti medievali della Biblioteca comunale e dell’Accademia etrusca di Cortona, Firenze 1977.
(9) P. TOESCA, Il Trecento, Torino 1951, p. 815, nota n. 18
(10)M. G. CIARDI DUPRE’ DAL POGGETTO, Un “Uffiziolo” Camereccio ed altre cose di Bartolomeo Vannucci, in “Antichità viva”, n. 5, Firenze 1971
(11) M.BOSKOVITS, Acritical and historical corpus of fiorentine painting. The fourteenth century. The painters of the miniaturist tendency, sect. III, vol. IX, Firenze 1984.
(12) M. DEGLI INNOCENTI GAMBUTI, I codici miniati medievali della Biblioteca Comunale dell’Accademia Etrusca di Cortona, Firenze 1977, p. 78.
(13) Cfr. G. BUCCHI, Guida Empoli Illustrata, Firenze, 1916, pag. 146; E. REPETTI, Dizionario geografico fisico storico della Toscana, II, Firenze,1835, p. 62.
14) Cfr. G. BUCCHI, Guida Empoli Illustrata, Firenze, 1916, pag. 148.
(15) A. VENTURI, Storia dell’Arte italiana. III, Milano 1904, pp. 457-466; P. TOESCA, Storia dell’Arte italiana, II, Il Medioevo, torino 1927, pp. 1066-1067, e soprattutto la nota 15 p. 1135. Per i codici appartenenti a questa fase della miniatura bolognese, si veda inoltre nella stessa opera la p. 1063 e la nota 14 p. 1134; M. SALMI, La miniatura, in Tesori delle Biblioteche d’Italia: Emilia Romagna a cura di D. Fava, Milano 1932, pp. 284-285; C. CASTELFRANCO, Contributi alla storia della miniatura bolognese del Duecento, in “Bologna”, n. 7, XIII, 1935, pp. 5-10; M. ROTILI, La miniatura gotica in Italia, Napoli 1968, I, pp. 53.54; A. CONTI, La miniatura bolognese. Scuola e botteghe 1270-1340, Bologna, 1981 .
16) M. DEGLI INNOCENTI GAMBUTI, I codici miniati medievali della Biblioteca Comunale e dell’Accademia Etrusca di Cortona, Firenze 1977.
(17) Cfr. Bologna, Museo Civico, codd. 510-513-514-516-518.
(18) P. S. ORLANDI, I Libri Corali di S. M. Novella con miniature dei secoli XIII e XIV in “Memorie Domenicane”, 1965-66, 198, pp. 1-94. Sulla miniatura fiorentina del periodo si vedano inoltre A. GARZELLI, Minaiture fiorentine del dugento, in “Arte illustrativa, n. 59, 1974, pp. 339-350; A. CONTI, Appunti pistoiesi, in “Annali della scuola Normale di Pisa”, cl. Lettere e Filosofia, vol. I, s. III, Pisa, 1971, pp. 109-124.
(19) Cfr. R. PASSALACQUA, I codici liturgici miniati dugenteschi, nell’Archivio capitolare dei Duomo di Arezzo, Firenze 1980; Cfr. M. SALMI, Postille alla mostra d’Arezzo, in “Commentari, II, 1951, p. 175; M. SALMI, Civiltà artistica della terra aretina, Novara, 1971, p. 57.
(20) M. PAOLI, I Corali della Biblioteca Statale di Lucca, Firenze, 1977, pp. 7-15,pp.54-58,pp.70-7;cfr. M PAOLI, Appunti sulla miniatura duecentesca lucchese, in “La miniatura italiana in età romanica e gotica”, in “Atti del I Congresso di Storia della Miniatura Italiana, Cortona 26-28maggio 1978, a cura di G. Vailati Schoemburg, Firenze, 1979, pp. 187-206, fig. 7.
(21) D. DIRINGER, The illuminated book, philosophical library, New York, 1967, p. 311, fig. VI, 19b; Mostra Giottesca, Firenze, “Catalogo”, Aprile-Ottobre 1937, n. 252; M. DEGLI INNOCENTI GAMBUTI, I codici miniati medievali, p. 78, nota n. 7, p. 94; M. SALMI, La miniatura fiorentina gotica, Roma, 1954, p. 32.
(22) M. G. CIARDI DUPRE’ DAL POGGETTO, La miniatura francescana dalle origini alla morte di San Bonaventura, in Francesco d’Assisi, Documenti e Archivi, Codici e Biblioteche, Miniature, Milano, 1982, pp. 331-332.

Annunci

Un pensiero su “Antonio Sedoni, I Codici Miniati del Museo della Collegiata di Empoli. Il Codice Trecentesco.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...