Una cartolina da Rodi…

Una cartolina da Rodi

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di Paolo Pianigiani

Non è più con noi, Piero Dorazio: dopo una lunga malattia che ha affrontato come se fosse una tela particolarmente complicata da terminare, con estremo coraggio e combattivo fino all’ultimo, ci ha lasciato, alcuni mesi fa, per luoghi meno inquinati.

L’ho conosciuto a Forte dei Marmi, nel corso della sua ultima esposizione. Ne scrissi qui su Emporium e gli mandai la rivista. Il suo intervento alla presentazione della mostra fu una continua invettiva verso la poca attenzione alla cultura, il moderno eccessivo e il traffico incredibile, che lo aveva bloccato per quasi un’ora nel tragitto in auto dal Principe di Piemonte al Forte. Condusse, dico per dire, la serata un impacciatissimo e, al solito, “infoulardato” Romano Battaglia, che forse quella sera avrebbe preferito trovarsi nella sua Versiliana, al sicuro e al riparo dalle invettive al vetriolo dell’artista romano. Mi rispose da Rodi, dove si trovava in vacanza, con questa cartolina, coloratissima e piena di mare, auspicando un prossimo incontro, per continuare a parlare di arte, della sua arte, fatta di colore e di geometrie luminose. Mi piace ricordarlo con le parole che mi scrisse e con la cartolina che mi mandò, condividendo con tutti i nostri lettori, un momento di malinconia, ma anche di soddisfazione. Piero con i suoi critici è sempre stato severissimo. Era spesso impietoso e polemico con i giornalisti: era un grande artista e si poteva permettere di dire quello che pensava. Con me è stato molto gentile, e mi resta il rimpianto di non essere andato a trovarlo nella sua casa di Todi, in Umbria, dove da anni si era trasferito, scappando dal traffico e dalla confusione di Roma. Mi avrebbe detto, nel suo tipico dialetto romanesco:

– A Pà, che t’avevo detto? Non se sta mejo qui che in quer casino del Forte? Anvedi questi quadri urtimi, che te pare? So bboni?

 

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