Leggenda metropolitana…

Vittoria_bronzoPartiamo dall’inizio…

Nel 1925 viene inaugurata, alla presenza delle autorità, come il Duca d’Aosta, il Generale Lusena e il nostro sindaco Vitruvio Cinelli, il monumento dedicato ai Caduti della Patria.

Fu istituito apposito bando pubblico nell’Ottobre del 1923, e la Commissione, della quale facevano parte illustri scultori, a livello nazionale, come Emilio Gallori, Giuseppe Graziosi e Antonio Maraini, scelse tre vincitori, ai quali affidare le diverse parti del monumentone.

La scultura in bronzo fu data a Carlo Rivalta, figlio del più noto e celebrato Augusto, anche lui scultore,  che era stato uno dei Mille. Per Augusto, avendo visto da vicino, fu facile eseguire tante delle raffigurazione dell’Eroe dei due mondi, con sotto il cavallo, che furono diffuse in parecchie piazze d’Italia.

Per la base, in travertino senese, si prese la commessa l’artista locale Dario Manetti, autore di alcuni monumenti funebri sparsi nei cimiteri di queste parti e dei calchi dai quali presero forma le decorazioni in cemento delle villine liberty, che si tiravano su in quegli anni. Coi soldi avanzati, si dice che a Manetti venne affidato anche il progetto di un monumento a Francesco Ferrucci, mai portato a termine. Dovrebbe esserci, da qualche parte, ancora il bozzetto.

Tutte le scritte e i fregi scolpiti furono eseguiti dallo studio del professor Oreste Andreini, specializzato nella scrittura in lettere romane maiuscole sul marmo.

Il bronzo usato, narrano le cronache, fu ottenuto dai cannoni lasciati sul campo dagli austriaci in fuga, nella guerra appena finita. La fonderia che si occupò di realizzare la Vittoria fu quella di Alessandro Biagiotti di Firenze, ancora oggi viva e fondènte. Nel mentre che ci s’era, fu rifatta anche la piazza d’intorno, seguendo i progetti dell’architetto fiorentino Andreini.

Monumenti simili furono realizzati in tante città del Bel Paese, con lo stesso scopo: quello di ricordare non tanto la vittoria della guerra, ma i tanti caduti che costò. Certo, si era all’inizio del Ventennio, il linguaggio e i contenuti erano quelli… esaltazione dei valori del sacrificio per la Patria con tutto il resto che ne seguiva.

Oggi sembrano cose passate e inutili, ma allora smuovevano gli animi e i capitali, necessari a quelle operazioni di restyling cittadino, dettate dalla propaganda di regime. Appena due anni prima dalle nostre parti dominavano i partiti di sinistra e per il giro d’Empoli pattugliavano le Guardie Rosse. Con quello che ne seguì.

Ma se guardiamo da vicino questa bella scultura alata, appare evidente che non si tratta di un volto generico, uno di quelli, per capirsi, che si moltiplicavano anonimi sulle altre sculture simili.

Ha tratti particolari, un bel viso rotondo, espressivo, deciso, sembra proprio preso dal vivo…con i grandi occhi cavi e vuoti, come quelli delle donne di Dedo Modigliani.

E c’è una storia che mi è stata ricordata da un amico, esperto di queste cose, che potrebbe dare una risposta a tutto…

Si dice e si mormora che il professor Carlo Rivalta, venendo da Firenze dove teneva studio e cattedra, per trattare intorno alla commessa appena vinta, incontrasse una bella signora, alta e bionda, di queste terre. La scelse come modella e così la scultura che troneggia piazza della Vittoria, altro non sarebbe che il ritratto al vivo di una nostra lontana concittadina.

Si dice anche che fosse la proprietaria del negozio di ottica Cecchi, che fino a non moltissimi anni indietro aveva sede in via Ridolfi, proprio davanti alla vecchia e ormai trasferita Coop.

Naturalmente questa notizia non ha ancora basi certe, è affidata alla memoria di un amico, che però di solito è ottima e ci prende sempre…

Ve la giro come l’ho avuta io e chiedo soccorso alla memoria di chi legge, che magari, in casa e dai nonni, può aver avuto notizie in merito. O ai discendenti diretti di quella famiglia Cecchi, che potrebbero custodire negli album una foto proprio di lei, la signora alta e bionda, che è rimasta immortalata per sempre in quel volto fuso dai cannoni austriaci.

Comunque, passandoci sotto, da ora in poi potremmo anche, mentalmente, salutarla così… ciao signora Cecchi, ha visto che bella giornata è oggi?


Per scaricare l’opuscolo originale del 1925 edito dal Comitato per il Monumento dedicato alla Vittoria clikkare qui.

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