La scrittura come campo di battaglia. Recensione

opera di Hiko Yoshitaka

Opera di Hiko Yoshitaka

 Prima edizione su www.transfinito.eu 

 

Mi ha sorpreso questo libro di Christophe Mileschi, dedicato a Gadda. Siamo tutti e due campaniani, fanatici guerrieri orfici. E tutti e due, scopro con questo libro, abbiamo in comune anche l’interesse per l’Ingegnere e i suoi arrivi estremi nella prosa. Campana e Gadda, le due punte dell’ Isberg delle italiche lettere e non solo, se è vero che ormai la letteratura non ha patrie e meno che mai orizzonti finiti.

La struttura del suo libro, rivolta al pubblico di lingua francese, esce dalle regole divulgative già viste altrove, pur percorrendo la strada obbligata che parte dal padre e della casa in Brianza con l’approdo ultimo alla Cognizione e al silenzio immusonito di via Blumenstil. Ci sono durante il tragitto affondi gaddiani che illuminano a giorno i grovigli e gli “gnommeri”, come direbbe il Commissario comandato alla Mobile, grattandosi il testone.

L’affresco del libro si divide in due parti: la prima è il Cantiere delle opere, e definisce il terreno, lo spazio vitale dove si è formato e ha vissuto il Gadda. Le origini, insomma, e i sottofondi del pensiero e della creazione. Il faro è sul Racconto italiano, officina rotante, valigia di viaggio, l’involontario fallimento di tutti i romanzi, e pure origine della specie, inizio luminoso e oscuro allo stesso tempo, di tutto. Si percorre il cursus, i deragliamenti e le consapevolezze acquisite al mestiere. Anche il genio ha le sue regole di sopravvivenza e di crescita, che sono utili e indispensabili al suo fine.

La seconda parte ha il maggior respiro nel narrare delle opere immense, nate alle carte negli anni fiorentini e romani: Temi e Testi. Impossibile e inutile qui il riassumere. Dirò solo che, oltre i riferimenti puntualissimi che snocciolano tutto lo scibile dei testi originali e delle critiche gaddiane èdite da noi, Mileschi ci propone una lettura tutta sua delle opere, isolando brani e sprazzi di idee che definiscono il ritratto di Gadda, tratteggiando la sua vita e il suo risultato ultimo di scrittore come se l’ufficiale caduto prigioniero con la sua truppa a Caporetto, non avesse mai smesso la divisa grigioverde e le stellette, e avesse inteso il rimanente da vivere come la necessità di una giustificazione cercata e inseguita, nei libri, in particolare verso sé stesso. Chiudono i dodici capitoli del libro tre appendici, o annessi, utilissimi per un incontro immediato con l’Ingegnere: la vita e i libri attraverso gli anni, una serie di appunti tematici e una analisi comparata e godibilissima fra lo scrittore del Diario di guerra e di prigionia  e Remarque, autore di All’Ovest nente di nuovo.

Chiude, immancabile, una bibliografia, che però e per fortuna non è quella totale e immensa che ormai circonda il nome di Gadda. Si tratta del percorso fra i libri che Mileschi ha seguito, negli anni, per prepararsi alla stesura ultima del suo libro.

Una considerazione: un libro così in Italia, per esempio, non c’è: un Gadda a tutto tondo come ce lo presenta Christophe Mileschi ci manca. Perchè non pensare a una traduzione?

Nel chiudere resta da dire del titolo del volume appena descritto: Gadda contre Gadda. Mileschi l’ha scelto immagino a sottolineare la sua lettura dell’eterna lotta interiore dello scrittore lombardo; in origine si trattava invece del titolo dato (credo non da Gadda) a un articolo di recensione per un romanzo del cugino Piero Gadda, scritta nel 1932.

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