Nell’anastatico della copia

 

Qui che mi scorre, nelle uguali dimensioni di pagina, nell’anastatico della copia, colle lettere che saltano incerte alla riga, sulla pagina incisa di piombo composto, nella bottega Ravagli, tipografo in Marradi. E il tratto rovesciato, per le ire certissime di Dino. Fatta in mille copie, mille come nel 13, con i 44 scrittori sotto, per lire due e cinquanta, in anticipo sulla copia.

E li ringraziò, in fondo ai Canti, insieme al paziente e molto compositore di piombi, Bruno Ravagli tiposcrittore.

I due punti: sospensione in aria e sull’abisso.

Horror vacui, per poi riprendere di slancio, a chiarire e a devastare, improvvise immagini di scorcio. Solo Gadda seppe usare così i duepunti. Ma lui, il lombardissimo, non fu poeta, fu narratore immenso alle pagine.

Trovata come, chiederà il curioso lettore, la ristampa?

Ebbi notizia  dalla Fondazione Consolini, marradese struttura  ertasi a difendere e a diffondere, battagliera quanto mai, che pure fu promotrice immagino e finanziaria della ripubblicazione, in originale anastatico delle carte. Vicino a SantaCroce in Fiorenza, la libreria Chiari, addirittura in vetrina il libro. Ce ne restano solo 50 copie, nelle deposita, per chi volesse impadronirsene, e immensamente sognare. Aveva ragione Dino, il mercato librario per lui e il suo genere, e‘ nullo in Italia. Ancora oggi, dopo vent’anni ancora non si e‘ esaurita l’edizione della copia anastatica dei Canti Orfici, quelli venduti dall’autore fra i tavoli dei bar fiorentini e bolognesi, quelli a cui strappava le pagine…. Nossignori, saremo forse un popolo di navigatori, (magari nel wuebbe) ma  poeti no, non lo saremo mai.

A Marradi, checchè ne dica uno stizzito Vassalli, adesso amano davvero il loro scrittore, e ne reclamano, tutti per loro, ancora i poveri resti. Da anni è pronta anche la sede, al momento sfitta.

Provo a suggerire: lasciatelo stare dov’è, già troppo ha viaggiato, come Sinbad: lasciatelo nella sua chiesina di sasso, al silenzio  e al ricordo lontano del mondo. Da voi sarebbe esposto ai clamori e alle curiosità, buono solo per le visite guidate. Come Dante a Ravenna, così Dino resti a Badia. E se ne diffonda ovunque la poesia, unica che conta, trascorsi gli anni. Con l’amore che merita e lasciando perdere le discussioni di conventicola, dove ciascuno pensa di essere il solo destinatario di eredità e investiture.

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