L’Empoliere

Quando c’era lui, caro lei

di Paolo Pianigiani

Era assolutamente formidabile. Aveva titolo L’Empoliere ed era un giornalino umoristico creato da un gruppetto di collaboratori, fra i quali il punto di riferimento era lo scrittore Carlo Rovini, uno degli animatori principali. Cominciò a uscire per la gioia e la disperazione di quanti ci finirono in caricatura o dentro le rime non sempre baciate, a partire dai primissimi anni 60, per terminare la sua vita onorabilissima nel 1973. Starci dentro voleva dire essere qualcuno di cui valeva la pena narrare, avere un qualche ruolo pubblico, tale da ispirare nei redattori qualche spunto o motivo di presa in giro. Il giornalino era vietato, fin dai sottotitoli, ai deboli di cuore e di vescica. Infatti si moriva dal ridere, per le caricature strepitose di Yanez e le rime alla dinamite del Califfo o del Topo Bianco. Furono diverse le tipografie che lo misero in macchina, come la Guainai, la Leobasa, la Tade, la Rinascita. Usciva per la Fiera, nel mese di settembre inoltrato, al costo di 100 lire al primo numero (24 settembre 1961), per chiudere alle 250 nel 1973, che comprendevano questa volta anche l’IVA. L’uscita dopo le ferie estive permetteva adeguate prese per i fondelli per le inevitabili relazioni e glorificazioni da bar, di gesta amatoriali da parte dei giovani eroi di allora, di ritorno dalla vicina Viareggio o dalla allora remota e accoppiata Rimini-Riccione. Immancabili i riferimenti ai negozianti, ai vigili urbani (le guardie), ai personaggi di allora. Sfogliare le pagine, ed è possibile farlo anche sul sito internet della nostra Biblioteca, è come tornare a quegli anni lontani e riassaporare tempi meno inquinati, più semplici, quando il bar era una seconda casa. Le pubblicità, fonte anche allora primaria di autofinanziamento e primo mobile alle stampe, era presentata alla meglio, scritta e composta con caratteri mobili, e riguardava ad esempio la nuovissima (allora) sede delle Coop di via Ridolfi, tanto diversa da quella cattedrale dei consumi di recente apertura, o la Bianchina, di fantozziana memoria, appena arrivata nella sala da esposizione di un noto commerciante d’auto, di là d’Arno, a Sovigliana.
Sono andato a scegliere un paio di paginette, che riportano le gesta e il profilo di due nostri concittadini.
Uno aveva soprannome “I’ccinese” e chissà se allora immaginava che ai giorni nostri avrebbe avuto tanti connazionali a farci compagnia. L’altro è uno dei nostri pittori più noti, famoso per le sue donne al bar. Farà piacere a loro ritrovarsi ancora pubblicati, nei panni e negli anni di allora. Per chi li riconoscerà sarà come fare un tuffo nel passato; d’altra parte, a farlo nel futuro, chissà se si troverà ancora dell’acqua!

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