Datevi all’Ippica!

Comesarebbeaddì?

Ma datevi all’ippica!

di Paolo Pianigiani

pubblicato su Emporium 2007

Anche questo è un modo di dire ben radicato nel parlato comune, di cui si sono perse le origini, che poi non sono troppo lontane. Si dice di solito a qualcuno di cui non si stimano molto le capacità a svolgere un dato compito, invitandolo a impiegare il suo tempo in attività meno impegnative, come l’ippica. Come a dire, se non sai fare altro, monta su un cavallo! Dovrebbe essere, di questi tempi, uno sport praticatissimo, in specie da diversi politici.

Come se fosse facile, poi, montare su un cavallo, quando se ne trovi uno un po’ nervosetto e instabile, sotto la sella…

Comunque, andiamo a vedere chi fu l’inventore di questa frase, rimasta impigliata nella nostra memoria collettiva.

Fu un signore che a modo suo di comunicazione se ne intendeva, magari più per istinto che per aver fatto studi regolari e specifici, e che rispondeva al nome di Achille Starace.

Personaggio di spicco durante il Ventennio, si impose con le sue trovate di propaganda, come il saluto romano o il “sabato fascista”. Fu lui anche a promuovere la costruzione del Teatro di Vinci, quello della Misericordia, sul quale proprio in questi tempi, si stanno rimettendo le mani.

Inventò fra l’altro anche l’uso del “voi”, al posto del borghesissimo, a suo dire, “lei”. Per colpa sua una rivista femminile di grande diffusione fu costretta a cambiare nome, “Lei” diventò “Annabella”.

Gli si attribuisce anche l’utilizzo obbligatorio, per le divise ufficiali del regime, di una lana prodotta in Sardegna, che aveva nome “orbace”, con cui i gerarchi dovettero vestire (e immagino spesso grattarsi, visto che era rozza e pungente). Ebbe fama di grande donnaiolo, superato alla grande dal numero uno e inventore del fascismo. Le donne si sa, allora avevano un debole per le divise e gli uomini di potere. Oggi, si spera, un po’ meno.

Cadde in disgrazia negli ultimi anni del fascismo quando, non si sa bene perché, il suo idolatrato duce lo licenziò, privandolo di tutte le cariche con tanto di lettera firmata.

Ma lui, pur rimanendo in pratica disoccupato e poverissimo, continuò a mandare suppliche e relazioni dettagliatissime a Mussolini, chiedendo di essere ripreso a bordo del traballante, ormai, suo governo ultimo, quello di Salò. L’essere stato escluso da ogni incarico dal duce non gli risparmiò di condividerne la fine. Riconosciuto per caso dai partigiani mentre trotterellava in giro per Milano, indossando la tuta ginnica, per l’abituale footing mattutino (lui sdegnato, avrebbe detto “allenamento di corsa”), fu riconosciuto e portato in piazzale Loreto e lì fucilato, dopo un ultimo, patetico, saluto romano al suo duce.

E l’ippica?

Una volta, dovendo partecipare a un convegno di medici, arrivò con un’ora di ritardo. Non sapendo come giustificarsi, disse che era stato a fare il suo solito giro a cavallo e consigliò di conseguenza i titolati presenti a fare altrettanto, invece che perdere tempo in noiosi convegni: basta coi libri e le ricerche scientifiche, signori medici, datevi all’ippica!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...