Tomaso Tommasi, o della visione

Immagine

 

L’inizio?

Il mare sempre, mai calmo, che dialoga col cielo, mai terso.

E le nuvole allora che si rincorrono in un crescere lento e inesorabile, che cercano strutture per toni di colore.

Fondo o fondale, le quinte che limitano o delimitano la scena narrante: e il reale, che ci sta ai piedi, ci situa nello spazio: ci dice che ci siamo, dove siamo e che stiamo guardando.Ci accoglie ai limiti del visibile.

O di una visione: il quadro è la finestra che ci racconta. Pittura visionaria o di visioni. Visioni controllate, colte con assoluta perizia e intensità visiva.

Il particolare ingrandito, la conchiglia che si attorce o l’uva che si distende. Il resto è dentro l’immagine, il raccontare è verso il mare, il cielo.

Il mare?

E il mare è l’origine, è l’orizzonte che sfuma, è l’incontro con la riva.

Le nuvole e le onde, quindi, che riflettono o sono animate dalle nostre emozioni, dai nostri pensieri.

Le nuvole?

Le vedi salire dal basso verso l’alto, trasparenti di luce o cupe d’ombra, sempre in movimento, mai uniformi o uguali. È il loro disperdersi che anima la scena e rende fluttuante e mobile la luce. E si appropriano, per noi, dello spazio.

Le architetture?

Sembrano innalzate da mani greche,  abilissime, sull’isola di Creta o su sponde attiche: il richiamo al mito è immediato. Ma non essenziale.

Infatti non ci sono rovine, le costruzioni si stagliano taglienti e sicure fra le rocce e gli alberi, a raccontarci di un passato dove qualcuno le abitava, o di un presente dove qualcuno le abita.

Ma non ci trovi finestre o aperture umane, le strutture ad arco sottendono costruzioni inutili.

Sono volumi, sono quinte minerali che alludono ad altro e rappresentano un altrove.

Gli alberi?

Gruppi di cipressi verticali a cercare il cielo o pioppi silenziosi o l’arrogante quercia che si impone e disperde i suoi rami e si staglia fra le nubi, nel contrasto timbrico dei verdi.

Le rive?

Dove arrivano le barche, in sospesi approdi, le vele triangolari e oblique appena vuote di vento.

Barche che sembrano giunte da sole, senza la guida di nessun marinaio. Ma forse Ulisse ha appena incontrato Calipso.

Dove corrono i cavalli e danzano col vento, scivolando fra le onde appena mosse. Cavalli marini ricoperti di squame, ambigui, dalla coda di pesce, o cavalli terrestri, colti nell’incresparsi obliquo di un amore.

Dove San Giorgio ammazza il suo drago.

Dove una donna ci regala il suo mistero.

O dove non accade niente e il silenzio è rotto solo dalla musica del mare.

 

 

Note biografiche:

Tomaso Tommasi è nato ad Arrus in Sardegna nel 1955.

Dopo essersi diplomato al Liceo Artistico di Cagliari, si trasferisce a Firenze per studiare Architettura.

Si interessa di teatro di avanguardia con particolare riferimento agli aspetti della messa in scena multimediale.

Espone a Firenze per la prima volta nel 1994 alla Ken’s Art Gallery.

La galleria internazionale Orler,  la Renzo Spagnoli Arte e la Tec.Se Arte di Asiago si occupano dei rapporti con il mercato della sua opera.

 

foto5

 

foto2

foto4

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...