Il bacio

 

 

E ti accorgi di quanto può essere bello quando le bocche si lasciano, mitigando il distacco con le ultime e indecise involuzioni… quasi un saluto alla grotta o alla gola, un ultimo sguardo al luogo del desiderio e dell’ acqua.
Acqua ascoltata nel fluido incontro con le pareti, il tagliente incontro con i denti, appena percepibili al passaggio e subito assenti, appena adatti a sostenere il limite delle bocche, in contatto quasi di dolore quando si attardano a cercarsi le ansie di scoperta.
Nel rimescolarsi degli ingressi dell’ aria, si spengono le parole e le necessità, si accordano i ritmi a percepire ogni superficie, scivolano i dettagli e le increspature come solchi di vinile sotto una puntina di cristallo. E il movimento si attarda circolare, si impiglia nei fondali e nei gorghi, si fa sussurro e modulazione, si accende quando improvviso manca ogni respiro e ti accorgi che l’ aria non è indispensabile.
Te lo senti salire in ogni definito contatto, lì dalle mani che insistono sull’insenature ampie o indefinite, dalla curva ambiziosa appena tesa sull’abisso che scompare.
E ti sembra un paesaggio nell’ ombra quel sorriso che ti si accende addosso quando recuperi le distanze e rimani appeso ai contorni delle mani per mantenere in vita ancora le sensazioni.
Ed è con l’ ultima cellula che sa ascoltare che allora scorri sulla pelle sentieri improvvisi e sconosciuti, ti incanti a

 

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Notte

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Sempre di notte. Non avrò parole per raccontarti i suoi contorni, gli angoli dove spariscono i colori o respirano piano le emozioni. Emozioni di notte sincopate quando ascolti solo il respiro sfuggente del tuo cuore. Questo di notte, e ancora ti aggrappi all’ ultimo svanire dei sensi che si confondono nel sonno e ti senti ancora capace di un pensiero tuo. La notte come un animale che non conosce il suo nome nè quello del suo padrone.
Essere insieme ad ascoltarne i fruscii senza risposte che si rincorrono nell’ ambiguità, non sai le risposte ma ti piacciono le domande. E le luci che improvvise ti immagini vicine ai tuoi occhi chiusi. Cosa farai domani se ancora l’ oggi ti opprime di necessità. Ti occorre una notte lunghissima per rendere pianura le tue braccia e le gambe selvaggina pronta a scattare, al primo apparire di un predatore ansioso, e sai che sarà improvvisa l’ alba a svegliarti, non c’è mai tempo per riposarti con continuità e ti sembra di consumarti piano.
E allora cerchi il metallo al buio, quasi facesse parte di te, il vetro sa di freddo, togli la nebbia dagli occhi e accendi una luce amica, ti sembra nuova la stanza che conosci e ritrovi di colpo le distanze. Un ultimo desiderio di guardare ancora cosa resta del giorno o ti scatta improvvisa la voglia di raccontare, accendi il computer e ne ascolti rapito il rollio, di barca immobile dentro un silenzio tuo, affondi i tasti quasi invisibili e lasci fluire rapide le parole, fermandoti solo quando un brivido ti sale dai piedi nudi e si spenge nel caldo delle gambe, in bilico instabile sulla sedia che si muove.
Può nascere allora tirata a sorte una musica di sussurri, e le parole si chiamano e si dispongono sul video come se conoscessero da sole il loro posto.
Non sapere mai prima cosa sarà per te la prima rilettura quando si spenge il desiderio di cercare e ti senti vuoto, ripercorri rapido le insenature dei suoni, riconosci le pause, ricordi le scelte, le piccole gioie che regala una parola improvvisa che ti assale dal fondo della memoria a completare per te la frase.
Qui uguale a tutti quelli che hanno scritto e che scriveranno, finchè ci sarà bisogno di raccontare, la notte.

Maria Seddio: Non solo chiacchere

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Non solo chiacchere

Le imprese e le possibilità del linguaggio

 

“Il limite del linguaggio…

vuol dire il limite del mio mondo.”

                    Ludwig Wittgenstein

 

Le imprese si innamorano delle parole. E perchè no? In fondo le imprese sono composte di persone, e le persone vivono in mezzo al linguaggio.

E’ stato detto che viviamo dentro una sfera semiotica – un ambiente in cui parole e gesti danno coerenza alla vita.

Ci distinguiamo dagli altri animali per la nostra capacità linguistica e ci distinguiamo l’uno dall’ altro per le parole e i gesti che scegliamo (spesso incosciamente) per comunicare fra di noi.

Le idee si formano e l’ informazione è il seme che rende vivo il linguaggio.

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occhi

Negli occhi cercati sì, di una donna, diffusi di ambiguità e dispersi, incontro a un dolore, sottile e interiore, quando non si incontrano mai i nostri desideri, appare assoluto il ripetersi, continuo, di un incontro.

Non sai mai che cosa ancora succede, mentre resta inconsueta e improvvisa una probabile assenza; per poi ancora ascoltare quali messaggi, di un continuo contatto di forme, mentre altrove si consuma un dialogo solo di mani o di contatti di superficie, costanti.

Dove ritrovarle mai quando. Sa farsi vero un incontro, quando diversa mi appare una diversa solitudine, che si apre improvvisa a un dialogo, di corpi di corpi, diluiti in un intenso placarsi di sensualità esplose ora, quando si distende ansioso il piacere, pulsante come, esaurito quando, e socchiudi ora, solo per il mio stupore, i tuoi occhi, piena di rancori, esplosi in una assenza di dialogo, ambiguo, ora.

Come poi, hai potuto solo, pensarmi diverso, mentre pulsa rapido e soffuso un desiderio e un’angoscia, mentre ritrovo nei tuoi occhi quale sorriso ora, che mi parla di  un consapevole amore, quando non mi percorri con le tue dita le mani, lontane sì, quando, non sai restituirmi che silenzi di parole, regali lontani per i miei controllati pensieri.

 

Pensarti donna mentre lontano si riverbera una qualunque luna

 

Per poi diluirle insieme, visioni di sguardi, di donna di donna, mentre disperso sa essere un desiderio, il tuo, di donna quando, di donna dove

Storiadamore

Qui comincia in una stazione per

E c’ è stato, si, con tanti dubbi, e un ti voglio bene, anch’ io a farmi incantare, i suoi occhi e

un’ armonia di gesti, un dolce messaggio fra noi.

Scatola di fiammiferi:

Io non ci credo che non sei innamorata, ti si legge negli occhi

i miei occhi ingannano, credimi

quando ti arrabbi sei ancora più bellina

cattivo

rustica

bugiardo

mi fai sbagliare

sei bellissima, quando sbagli, ma allora è un si o un no?

non te lo dirò mai

eppoi non eri quello che conosceva le donne? Continua a leggere

Tomaso Tommasi, o della visione

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L’inizio?

Il mare sempre, mai calmo, che dialoga col cielo, mai terso.

E le nuvole allora che si rincorrono in un crescere lento e inesorabile, che cercano strutture per toni di colore.

Fondo o fondale, le quinte che limitano o delimitano la scena narrante: e il reale, che ci sta ai piedi, ci situa nello spazio: ci dice che ci siamo, dove siamo e che stiamo guardando.Ci accoglie ai limiti del visibile.

O di una visione: il quadro è la finestra che ci racconta. Pittura visionaria o di visioni. Visioni controllate, colte con assoluta perizia e intensità visiva.

Il particolare ingrandito, la conchiglia che si attorce o l’uva che si distende. Il resto è dentro l’immagine, il raccontare è verso il mare, il cielo.

Il mare?

E il mare è l’origine, è l’orizzonte che sfuma, è l’incontro con la riva.

Le nuvole e le onde, quindi, che riflettono o sono animate dalle nostre emozioni, dai nostri pensieri.

Le nuvole?

Le vedi salire dal basso verso l’alto, trasparenti di luce o cupe d’ombra, sempre in movimento, mai uniformi o uguali. È il loro disperdersi che anima la scena e rende fluttuante e mobile la luce. E si appropriano, per noi, dello spazio.

Le architetture?

Sembrano innalzate da mani greche,  abilissime, sull’isola di Creta o su sponde attiche: il richiamo al mito è immediato. Ma non essenziale.

Infatti non ci sono rovine, le costruzioni si stagliano taglienti e sicure fra le rocce e gli alberi, a raccontarci di un passato dove qualcuno le abitava, o di un presente dove qualcuno le abita.

Ma non ci trovi finestre o aperture umane, le strutture ad arco sottendono costruzioni inutili.

Sono volumi, sono quinte minerali che alludono ad altro e rappresentano un altrove.

Gli alberi?

Gruppi di cipressi verticali a cercare il cielo o pioppi silenziosi o l’arrogante quercia che si impone e disperde i suoi rami e si staglia fra le nubi, nel contrasto timbrico dei verdi.

Le rive?

Dove arrivano le barche, in sospesi approdi, le vele triangolari e oblique appena vuote di vento.

Barche che sembrano giunte da sole, senza la guida di nessun marinaio. Ma forse Ulisse ha appena incontrato Calipso.

Dove corrono i cavalli e danzano col vento, scivolando fra le onde appena mosse. Cavalli marini ricoperti di squame, ambigui, dalla coda di pesce, o cavalli terrestri, colti nell’incresparsi obliquo di un amore.

Dove San Giorgio ammazza il suo drago.

Dove una donna ci regala il suo mistero.

O dove non accade niente e il silenzio è rotto solo dalla musica del mare.

 

 

Note biografiche:

Tomaso Tommasi è nato ad Arrus in Sardegna nel 1955.

Dopo essersi diplomato al Liceo Artistico di Cagliari, si trasferisce a Firenze per studiare Architettura.

Si interessa di teatro di avanguardia con particolare riferimento agli aspetti della messa in scena multimediale.

Espone a Firenze per la prima volta nel 1994 alla Ken’s Art Gallery.

La galleria internazionale Orler,  la Renzo Spagnoli Arte e la Tec.Se Arte di Asiago si occupano dei rapporti con il mercato della sua opera.

 

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E di te ho subito il  sorriso intenso, quando mi guardi e diffondi altrove il tuo sguardo,  e i miei occhi ti inseguono chissà dove e ti desidero ancora in una diversa armonia. Spogliarti è come una danza e  ti muovi con la dolcezza di un fiore.

E il cervello mi invade di ogni nostro incontro e arricchisce ogni sfumatura con il contatto ingenuo della pelle. Sei tu e sei qui e non mi guardi.

Inseguirti senza mai prenderti completamente: per questo cambio senza fine le carezze e inseguo le armonie del tuo corpo, e ti prendo per la pienezza dolce del tuo seno, dove conosco più folta la tua ansia di donna.

Sei donna e sei femmina: ogni movimento dona e vuole piacere, ogni attimo aggiunge un dettaglio al desiderio, che piano si addensa..

Ma l’inizio è  tortura, ritardi crudele ogni certezza, ti allontani dicendo indifferenza: ma conosco come te i segreti del tuo corpo e so dove sei vulnerabile. Mi avvicino come per caso, per tentativi continui e indecisi, a imprigionarti nell’angolo prezioso del letto, dove il tuo corpo s’inarca e si arrende: sappiamo allora che il gioco finisce e comincia il viaggio e ogni sussurro è poesia e la distanza per un attimo è solo voglia di ricominciare.

L’incontro, subito s’inabissa e ripercorre un’ unione conosciuta, c’è la voglia di prenderti subito, per riconoscerti mia. Ti immergi  ad ascoltarmi entrare, ed è di controllata violenza l’incontro. Giochiamo con gli occhi, le mani si cercano, le bocche si uniscono in profondità e hanno dialogo i respiri. E ci prendiamo con l’ansia di esistere, e sono uguali i respiri e le parole.

I corpi si attirano nei ritmi delle  insenature, si cercano nelle complicità e nelle pause.

I  sensi si misurano fra loro, ciascuno vuole prevalere sugli altri, in una continua ricerca dei dettagli. Le parole e i silenzi, i profumi e i sapori, gli sguardi che implorano e incitano, le superfici che si parlano.

Mentre insieme prevale un abbandono, che sale dentro la continua curva del tuo sorriso, di cui non conosco ancora le ambiguità.

Nel momento in cui tutto è sospeso è dolce guardarti mentre già pensi al prossimo gioco…

Conosci a memoria i miei desideri e sai come tenermi accesa la continuità volubile   del

Beso

Beso

  

A veces percibes cuanto puede ser lindo cuando las bocas se desasen mitigando la distancia con los últimos y indecisos envolvimientos…casi un saludo a la gruta o a la garganta, una última mirada al lugar del deseo y de la agua.

Agua oida en el fluido encuentro con las paredes el cortante encuentro con los dientes apenas percepibles al paso y repentinamente ausente, apto apenas a sostener el límite de las bocas en un contacto casi de dolor cuando se retrasen para buscar la recíproca ansia del descubrir.

En la mezcla de los respiros se apagan las palabras y las necesidades, se templan los ritmos para percibir cada superficie, se escurren los detalles y las encrespaduras como surcos de vinil bajo una puntita de cristal.

Y el movimiento permanece circular, se enreda en las profundidades y en las gorgas, se vuelve susurro y modulación se encendia cuando improviso falta cada respiro y advertes que el aire no es indispensable.

Y lo siente subir en cada definido contacto de las manos que insisten en las ensenadas amplias o indefinidas, de la curva ambiciosa tendida en el abismo que desaparece.

Y parece un paisaje en la sombra aquella sonrisa que te enflama cuando recoges las distancias y quedas colgado a los bordes de las manos para mantener todavía vivas las sensaciones.

Y es con la última célula que sabe escuchar que tu recorres sobre la piel sendas improvisas y desconocidas, y quedas encantado a

 

Il tempo dell’attesa

Il tempo dell’attesa                                         

Come a fresca fontana mi abbevero

stanotte

vengo a te da quali distanze

calpestando la sabbia dei ricordi

mia luna che illumini

il sentiero nell’erba

alla radura.

Penetrano le carezze

fino al cuore.

E non mi resta

che l’eco dei tuoi passi

a scandire il tempo

lento

dell’attesa.

 

 Il tempo dell’incontro

Arrivi e sorridi

densa come una certezza:

il tuo è il passo di danza

di  bambina che non conosce

il dolore e diffondi trasparenze e riflessi azzurri, musicale come

una armonia di continui incontri.

La tua pelle ha contorni di nuvola e il tuo sorriso ha lo sguardo crudele degli dei.

Ma possiede dolcezza.

E’ impossibile non perdersi dentro l’infinito scorrere della tua bellezza.

Sapere che ogni tua emozione mi appartiene

è la gioia più profonda che il mondo mi abbia regalato.

Me la porto dentro con la complicità di tutti i miei silenzi.

I nostri passi insieme hanno sapore di pianura:

ci troviamo a scodinzolare come cuccioli

quando arriva il nostro padrone:

questo amore di respiro che ci ama e ci distrugge.