Tre teste in via dei Forni

Tabernacolo antico in via dei Forni a Empoli

Tabernacolo antico in via dei Forni a Empoli

Collezione Piergiuseppe Porciatti, Empoli

Collezione Piergiuseppe Porciatti, Empoli

Madonna del Transito - Santo Stefano degli Agostiniani, Sagrestia

Madonna del Transito – Santo Stefano degli Agostiniani, Sagrestia

Proviamo a dare la soluzione a un piccolo mistero che aleggia, ignoratissimo ai più, nel chiasso di Malacucina, o via dei Forni o via del Gelsomino come si chiama ora. In pochi lo avranno notato, quel tabernacolino grigio che sta a mezz’altezza, sul lato che sbocca in via Giuseppe del Papa. Nel bel librino dedicato ai Tabernacoli d’Empoli, edizioni Dell’Acero, si dice che risale all’ottocento, che è di stucco, che ha perso il colore, e che rappresenta una “Dormitio Virginis”. Che altro non è che la rappresentazione degli ultimi istanti della dipartita della Madonna da questa terra, attorniata dagli Apostoli. Non si accenna però alla figura con tre teste che campeggia nel mezzo della scena. Si dice in chiusura che un quadro di eguale soggetto sta in Sant’Agostino. Mistero troppo bello per non tentare di capirci qualcosa.

E’ stato anche il questo caso Pier Giuseppe Porciatti (per tutti a Empoli: il Bigghe), a darmi la spinta e i documenti su cui lavorare.

Partiamo dal quadro nella chiesa, che per fortuna c’è ancora, nella sagrestia, ed è in discrete condizioni. Non c’è dubbio, è da qui che ha preso lo spunto l’autore del nostro tabernacolo di stucco dipinto. La figura a tre teste è indubbiamente Gesù, quella a sinistra forse San Pietro (ha il libro, come se recitasse qualche preghiera) e i personaggi raggruppati a destra gli Apostoli. La Madonna “dorme” distesa e la Sua anima sta salendo al cielo sotto forma di bambina con l’aureola. Il Bigghe mi ha portato a far vedere un librettuccio della sua collezione, di quelli che si stampavano nella scuola tipografica qui di Empoli, quella dell’Orfanotrofio Maschile. L’anno è il 1931. Il testo è di un cappuccino, tale Giovanni da Volterra. Vi si racconta la storia della Congregazione della Madonna del Transito, fondata in Empoli nel 1876, e che vantava, fin dall’inizio ben 500, “ascritti”. Il quadro non è altro che una copia (di dimensioni maggiori rispetto all’originale, che sta a  Monte Allegro vicino a Rapallo, in Liguria. Il quadro vero, narrano le leggende, era stato portato direttamente dalla Madonna in persona, proveniente in volo dalla Grecia (allora invasa dai Turchi ammazzacristiani), per salvarlo dalla distruzione. Immancabile l’attribuzione a San Luca, l’apostolo pittore. Il primo destinatario fu Giovanni Chicanzola, un contadino, che il 2 Luglio 1557 tornava tranquillo da Genova, dove si era recato a vendere le sue mercanzie al mercato. Si strillò subito al miracolo e si costruì adeguato santuario atto al contenimento dell’immagine sacra.

E la nostra copia?

La portò qui da noi, sul finire del 17° secolo, un  certo sig. Montanari, commerciante originario di quelle parti ed evidentemente devoto al culto mariano che intanto aveva avuto larga diffusione. Prese la residenza a Pontorme e pensò di donare il suo quadro ai padri Agostiniani, che ne avviarono subito il culto, esponendola in Sant’Agostino alla venerazione dei fedeli.

Nel librettino del Bigghe ci sono anche le regole a cui ci si doveva attenere, nell’essere “ascritti” alla Congregazione, ecco le principali:

Dire un certo numero di preghiere giornaliere, partecipare alle messe dedicate ai confratelli in punto di morte, che si dovevan tenere davanti all’immagine della Madonna del Transito (per un certo periodo stava nella cappella della famiglia Neri), pagare una quota annuale di lire 2.

In cambio si “lucravano” adeguate indulgenze plenarie e parziali per le sante anime del Purgatorio, che erano una sorta di sconti di pena. Per chi era finito all’Inferno, come si sa, nulla da fare! Ci doveva pensar prima…

Il Regolamento (definito l’8 Settembre 1870) prevedeva che non si potevano celebrare più di due funerali (degli “aggregati” defunti) alla settimana, e comunque mai di domenica e nelle feste comandate.

Inoltre, e questo è curioso, il fedele aggregato alla Congregazione, poteva chiedere a gratis la celebrazione di apposita messa presso la propria abitazione, durante l’eventuale malattia.

Purché fosse grave davvero e lo doveva stabilire un dottore. Non si scherzava mica…

Ecco quindi risolto al meglio il mistero delle tre teste. Si tratta della rappresentazione della Trinità Divina, tipica nella iconografia cristiana orientale. Ed ecco chiuso il cerchio.

Ora avanti con il prossimo!


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