Susanna Sitzia: il mistero della poesia inglese di Dino Campana

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OBLIO IV, 13

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Susanna Sitzia

 

L’ignoto autore dei versi tradotti da Campana è la poetessa americana Julia Ward Howe

Dino Campana nel 1911-1912 ha annotato una quartina in lingua inglese e la corrispondente traduzione italiana. La quartina in lingua inglese è diventata un giallo letterario: «nessuno è stato in grado di identificarne l’autore» e dopo un secolo in cui, fra poche congetture e qualche equivoco, nessuno era riuscito a risalire all’identità dell’autore della quartina, la paternità dei versi inglesi è stata attribuita allo stesso Campana. L’ipotesi che l’autore e il traduttore fossero la stessa persona tuttavia non colmava ma evidenziava il vuoto conoscitivo di cui era una diretta conseguenza, e lasciava irrisolto il quesito. Continuai perciò a cercare una più persuasiva risposta finché individuai la poesia e il suo vero autore, anzi, la vera autrice: il misterioso autore dei versi tradotti da Campana è la poetessa americana Julia Ward Howe. La piccola scoperta aggiunge un tassello all’incompleto mosaico della cultura di Campana. Il caso della mancata individuazione dell’autore dei versi tradotti da Campana impartisce qualche ammaestramento sulle vicende editoriali che possono contribuire a creare un giallo e a ritardarne lo scioglimento.

Testimoni

Il manoscritto che recava la quartina in lingua inglese e la corrispondente traduzione italiana apparteneva a Maria Campana, cugina dell’autore dei Canti Orfici e destinataria di questi versi. Nell’aprile 1942 Maria Campana affidò gli autografi in suo possesso a Federico Ravagli, che ne curò la prima edizione nel 1950, munendola del facsimile dell’autografo; l’articolo di Ravagli ospitato per la prima volta dalla rivista bolognese «Portici» è confluito nel 1972 nel Fascicolo marradese. Il manoscritto era costituito da «tre foglietti di quaderno, sciolti, dai margini irregolari, e piegati a metà l’un dentro l’altro»; il testo vi era così distribuito: la prima carta recava la traduzione Sotto quale grave mucchio di neve e la quartina in lingua inglese, la seconda i primi quattordici versi del Bacio, la terza gli ultimi due versi del Bacio e la traduzione dell’ultima strofa di quella poesia di Verlaine. Gli autografi erano mancanti di intestazione (è stato Vittorio Lugli a riconoscere 77 Bacio) e di almeno un foglio; la proprietaria «non escluse l’eventualità dello smarrimento». L’autografo è stato vergato a Marradi «negli anni immediatamente precedenti il 1912 o».

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