Taccuino a Praga

particolare ponte di praga

Non ancora le tue mani angoli chiusi di tenerezza fluide sinusoidi fra l‘ infinito e il cielo.

Le matematiche, che sono più di una, come le diverse razze dei cani, nate da unico lupo, che è curiosità e lo speculare, sullo scorrere ambiguo delle ore.

Misteriose intensità quando

Crescono di angoli e continuità, sulla soluzione ultima della sera

E le senti diverse arrivare da dove, per il ritmico svolgersi delle parole.

Le musicali aurore,

Di albe non attese di loro dolcezza non voluta.

Nel mezzo la notte, il suo trascorrere ti affonda in ansietà che trovano i desideri dovunque.

E casomai i sinuosi incontri ancora dove si perdono i confini e le immagini.

E ti cercano disinganni invadenti, rapido incorrere  su piste ciclabili.

E di bianco disperdersi su strade di neve che sfuriano attimi a domani e a ritorni.

Un futuro invadente lo senti vibrare di ansie e di assenze, di azzurro e di mare.

 

Azzurri cieli di marea.

 

Testo e note

Il testo è il succo, le note l’allungo per acqua , il diluire. Il perdercisi, l’affondare, il divagare. Divaporare, insomma.

E a volte invertire i ruoli, e nel testo allora un accendersi di fraseggi e trilli, e nella nascosta nota il do di petto o l’accordo risolutore a decidere di un ritmo cercato: la fine.

Al volgere quando di pensiero, che come amore, nella mente mi ragiona.

O mi divaga, che forse è miglior dire.

 

Sulla tristezza milanese dei palazzi, tesa al fare, con la corte interna e il lusso della portiera, li‘ solo per salutare, nell’andito lungo e refrigerato d’aria. Coi gatti a rischio di ristorante cinese al piano terra.

Nell’infuriare delle atmosfere e delle accise.

 

Perinde ac …

Sembrava come sembrava che. E allora distribuire le emozioni e ritrovarsi a sorridere mentre di fianco altrove si avverano i sogni. A periodo di sguardi mentre diluisce il mare, le sue onde oblique e distanti.

Sottosopra esistere quando s’inoltra (s’inarca) il pensiero a cercare sinuose immagini.

Di eclissi altrove sinuose lasciate nella memoria lontana del nulla. Un nulla crudele, bianco e invadente, felice di suoni.

Si, un silenzio, magari un desiderio di silenzio, senza la necessità di averlo, a diffondere aurore, quandoquando nel verdemare congiungere.

Fra mare e terra, incontro sulle rive. Ondulato e continuo. Ora…

 

Liscio e d’orizzonte, nella meridiana obliquità delle superfici. Pensate a un’onda e al suo ritorno.

Qui nella diversità meridiana di quali distanze, accorgersi che in fondo non

Considerare forse avvenute immagini o saranno fatti? Compiuti in ogni caso compiuti. Senza nemmeno accorgersi e delirare. Integrità delle nuove lune su quali tramonti. Incombere dove.

Zero in temperatura, adesso.

Ci si chiede allora perché. Perché inutilità di parole aggiunte, inserite a dipanare. E solo silenzio accanto agli accenti. O alle pause. Ti lascia la libertà di accostarci i tuoi ricordi, le tue intensità. Ti aiuta a ritrovarle, tu che per sempre forse le hai perse.

Per genuflessi chiarori distribuire sinopie di sguardi, come indecise vicissitudini di ossimori pervasi. Siccome quando gesticolare sorrisi, informando anzitempo le ulteriori diversità.

Di sfere che armillano conoscerò i percorsi, di strade di sogno dimenticate ai mattini.

Copia anastatica

Qui che mi scorre, nelle uguali dimensioni di pagina, nell’anastatico della copia, colle lettere che saltano incerte alla riga, sulla pagina incisa di piombo composto, nella bottega Ravagli, tipografo in Marradi. E il tratto rovesciato, per le ire certissime di Dino. Fatta in mille copie, mille come nel 14, con i 44 scrittori sotto, per lire due e cinquanta, in anticipo sulla copia.

E li ringraziò, in fondo ai Canti, insieme al paziente e molto compositore di piombi, Bruno Ravagli tiposcrittore.

I due punti: sospensione in aria e sull’abisso.

Horror vacui, per poi riprendere di slancio, a chiarire e a devastare, improvvise immagini di scorcio. Solo Gadda seppe usare così i duepunti. Ma lui, il lombardissimo, non fu poeta, fu narratore immenso alle pagine.

Trovata come, chiederà il curioso lettore, la ristampa?

Ebbi notizia  dalla Fondazione Consolini, marradese struttura  ertasi a difendere e a diffondere, battagliera quanto mai, che pure fu promotrice immagino e finanziaria della ripubblicazione, in originale anastatico delle carte. Vicino a SantaCroce in Fiorenza, la libreria Chiari, addirittura in vetrina il libro. Ce ne restano solo 50 copie, nelle deposita, per chi volesse impadronirsene, e immensamente sognare. Aveva ragione Dino, il mercato librario per lui e il suo genere, e‘ nullo in Italia. Ancora oggi, dopo vent’anni ancora non si e‘ esaurita l’edizione della copia anastatica dei Canti Orfici, quelli venduti dall’autore fra i tavoli dei bar fiorentini e bolognesi, quelli a cui strappava le pagine…. Nossignori, saremo forse un popolo di navigatori, (magari nel wuebbe) ma  poeti no, non lo saremo mai.

A Marradi, checchè ne dica uno stizzito Vassalli, colto con i pantaloni abbassati in certi suoi errori evidenti , ma in fondo venialissimi, nel romanzo einaudiano, su Dino, Il giorno della cometa, adesso amano davvero il loro scrittore, e ne reclamano, tutti per loro, ancora i poveri resti. Da anni è pronta anche la sede, al momento sfitta.

Provo a suggerire: lasciatelo stare dov’è, già troppo ha viaggiato, come Sinbad: lasciatelo nella sua chiesina al silenzio  e al ricordo lontano del mondo. Da voi sarebbe esposto ai clamori e alle curiosità, buono solo per le visite guidate . Come Dante a Ravenna, così Dino resti a Badia. E se ne diffonda ovunque la poesia, unica che conta, trascorsi gli anni. Con l’amore che merita e lasciando perdere le discussioni di conventicola, dove ciascuno pensa di essere il solo destinatario di eredità e investiture.

Per esempio a quando una traduzione in francese e una in tedesco?

Lui in quelle lingue traduceva, e le conosceva bene: nessuno fino ad oggi ci ha provato? Sarebbe un diffondere, un condividere con il mondo questo immenso contributo d’immagini.

E traduzioni integrali, per favore, non parziali e tutte sovvertite nell’ordine sparso, come quella in inglese del Salomon.

 

Versione con note.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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