Il Podestà, le palle infiammate e il Crocifisso dei Miracoli

Pubblicato su Emporium, Gennaio – Febbraio 2014

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Come è noto a tutti, i Podestà erano funzionari con incarichi amministrativi, e amministratori di giustizia spicciola, che Firenze inviava periodicamente a Empoli, scegliendoli da apposita lista di cittadini di norma fedeli ai poteri centrali, fossero questi repubblicani o granducali. Stavano in carica 6 mesi e poi si cambiavano, per non dare il tempo né troppe occasioni di traffici illeciti con i signorotti locali. Per evitare la corruzione, insomma. E si sceglievano di fuori dal nostro Castello, quasi sempre, per lo stesso motivo. Uno, ma fu l’eccezione, era di qui e si chiamava Vanghetti.

Questa volta voglio raccontarvi cosa avvenne a uno di loro, tale Messer Giulio Masetti, Nobiluomo fiorentino, Podestà da noi nel 1706. Le cronache dicono che il dì 18 di Giugno, verso le ore 5 della notte, si ammalò di una gran febbre, che gli perdurò anche il giorno seguente. Il dì 20, il poveruomo si ritrovò lo “Scroto enfiato, cresciuto in modo, che adeguava la grandezza di ogni gran Fiasco, con infiammazione e dolore intensissimo nella detta parte”. Furono convocati certi “periti Professori” che indicarono il doversi applicare “certi bagnuoli” che ridussero un po’ il dolore e dèttero un qualche sollievo. Ma il dì 21 l’infiammazione crebbe e furono chiamati i cerusici. Per sua fortuna decisero di non operare e consigliarono di continuare la cura delle pezzuole bagnate. Immaginate la fifa che si prese il nostro Podestà. In quei frangenti morire era la regola, anche perché allora i cerusici di solito erano poco più che barbieri. Pensa che ti penso e vistosi alle brutte, concluse che gli conveniva ricorrere al Crocifisso dei Miracoli, notissimo per le sue qualità taumaturgiche in tutta la Toscana e altrove. Detto fatto implorò dal suo letto di dolore, con “quel maggior fervore che gli fu permesso da Dio”, l’aiuto del Santissimo Crocifisso. Promise in cambio, da buon amministratore e a spendere del suo, quanto segue:

 

  1. Celebrare ogni venerdì una Messa della passione;
  2. tenere accese due Lampade nella cappella dove era collocato e venerato (quella di patronato dei Ricci, la prima a destra entrando in Collegiata);
  3. una volta guarito si impegnava a “farvi le sue devozioni per cinque venerdì, a reverenza delle cinque sue Santissime piaghe).

 

Fatto questo si mise in paziente attesa che il Crocifisso gli facesse la grazia e lo levasse da quelle dolorose incombenze. Ma il giorno dopo i soliti Professori, passati in visita, lo trovarono peggiorato e stabilirono all’istante che si trattava senz’altro di un “tumore Erisipolare… pendente al pagonazzo”, pure a rischio di cancrena. Doveva operarsi il giorno dopo, di mattina, provocando un bel salasso di sangue. Figuriamoci il povero Podestà: avrà moltiplicato le sue preghiere al Crocifisso, aggiungendo tutti i Santi del Paradiso che conosceva!

Ma il Crocifisso, che peraltro non stava di casa che qualche decina di metri più in là, al suo posto nella cappella dei Ricci in Collegiata, ascoltò le sue preghiere e le sue grida di dolore: giunte le 21 ore, la stessa sera, nella parte offesa fu percepito certo qual “Formicolajo”, e improvvisamente sgravarsi poco a poco quel gran peso che aveva. Subito strillò: ho avuto la grazia, il Santissimo Crocifisso mi ha fatto la grazia! E si scoprì la parte: tutto era tornato normale, e restando egli “a maggior gloria di Dio, interamente libero, e sano.”

 

Chissà se il buon Nobiluomo fiorentino adempì alle promesse fatte nel momento del bisogno o se, come si dice, “avuta la grazia gabbato lo santo”. A me piace immaginarlo, di buon mattino recarsi a ringraziare il Crocifisso dei Miracoli, magari accompagnato dai due notai (uno risiedeva fisso a Montespertoli e uno lo teneva sempre con sé, e dai quattro famigli che gli spettavano di diritto come ajuti.

E immagino anche i commenti ironici degli empolesi di allora, venuti a sapere della cosa. A questi fiorentini, avran pensato, pure le palle gli dobbiam guarire…

 

Per chi, eventualmente, avesse dubbi sulla veridicità del raccontino storico, rendo di seguito la fonte, certissima e benedetta, nonché approvata dai Superiori, da cui l’ho cavato, insieme alla citazioni evidenziate dalle virgolette:

 Notizie intorno all’antica, e miracolosa immagine del SS. Crocifisso spirante posta nella chiesa dell’Insigne Collegiata, e  Propositura d’Empoli. In Lucca MDCCIX

Sul nome, che il libretto riporta, a proposito dell’estensore del testo, lasciatemi un po’ di tempo per verificare. Si tratta di un grande fra i nostri autori e prima di renderlo noto voglio controllare!

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