Contributo al Pontormo, da Emporium Dicembre 2013

Prendo lo spunto da una chiacchierata avuta con l’amico Siemoni, a proposito della bella mostra sul Pontormo e i suoi seguaci (ma il Pontormo ha avuto davvero seguaci? Dalle nostre parti, poi…) che si tiene presso la chiesa e l’oratorio di San Michele Arcangelo a Pontorme. La critica data l’opera di Jacopo Carrucci al 1519.

L’oggetto da approfondire è il San Giovanni che fa coppia con il San Michele, che insieme formano la celeberrima e celebrata tavola dipinta che incornicia un crocifisso antico, per la verità abbastanza anonimo. E’ nota la torsione, quasi da discobolo, che il Santo evangelista interpreta nello spazio. Nota, anche se pressoché invisibile, l’aquila che gli sta ai piedi, quasi scomparsa negli anni e riapparsa adesso con i restauri.

Ma a guardare quel volto tormentato qualcosa affiorava fra i ragionamenti… Dove l’ho già visto? Veniva subito alla mente il parallelo con l’omonimo evangelista della Cappella Capponi, posteriore d’anni ma con la stessa impostazione della testa pelata. Ma è l’aspetto dolente, disperato, che richiama ad altro…

All’inizio del 1500, in un campo della campagna romana, era affiorata alla superficie una scultura in marmo, smembrata. Rimessa insieme ci si accorse di aver recuperato, forse, il Laocoonte, scultura eseguita da tre maestri provenienti da Rodi e custodita, secondo Plinio, in casa di Tito, l’imperatore.

Vediamole vicine le due teste: la somiglianza è impressionante. Fin da subito i disegni e le riproduzioni del gruppo scultoreo fecero il giro delle botteghe d’arte e quella iconografia così particolare contaminò non poco le opere degli artisti. Lo stesso Michelangelo, presente come osservatore interessatissimo alla scoperta, eseguì una copia rimasta incompleta.

E mentre siamo a parlare del San Giovanni, mi piace soffermarmi su un particolare che mi ha sempre incuriosito: che cos’è quel rettangolino color arancio, con l’estremità dorata che esce a lato del libro che il santo sta riempiendo di scritture sacre?

Da un confronto con “Lo Sposalizio della Vergine” dipinto dal Rosso Fiorentino per i Ginori in San Lorenzo, la soluzione è immediata: si tratta di una fettuccia di cuoio con il suo fermaglio atta a chiudere il libro.

Piccoli dettagli che sono solo curiosità… Il nostro San Giovanni insieme al Michele Arcangelo a partire da marzo del prossimo anno si trasferiranno a Firenze, ad arricchire la mostra dedicata appunto al Pontormo e al Rosso a Palazzo Strozzi e che illustrerà le loro “Divergenti vie della Maniera”.

Sarà bellissima.

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