Bruna Scali per il Pontormo…

FONDAZIONE CIRCOLO ROSSELLI (FCR)

 Spazio QCR Via degli Alfani 101 rosso, Firenze

13-27 Giugno 1912

 MOSTRA DI BRUNA SCALI

  

Bruna Scali dipinge, si può dire, da una vita e si è cimentata con diverse tecniche e con molti soggetti, conseguendo attestati e riconoscimenti. Un lungo percorso artistico che l’ha condotta, oggi, a confrontarsi con lo studio di un sommo pittore, Jacopo Carucci, più noto come il Pontormo. Un artista della sua e che alla sua terra ha lasciato non solo opere importanti come la Pala della Chiesa di San Michele a Pontorme vicino Empoli, gli affreschi della Villa di Poggio a Caiano o la Visitazione a Sant’Anna della pieve di San Michele a Castello a Carmignano, ma soprattutto ha consegnato alla sua gente lo spirito del suo genio, la sua ineguagliabile capacità di innovare i modelli antichi, di comunicare il movimento attraverso il colore e la disposizione delle figure nello spazio, con caratteristiche del tutto nuove rispetto alla tradizione classica.Immagine

Un artista senza tempo, molto amato da personalità di grande rilievo come Bill Viola, che ne ha dato sublimi interpretazioni, che ha catturato la sensibilità di Bruna Scali e l’ha indotta ad uno studio analitico e ad una riflessione approfondita e coerente di cui dà conto, con riverente rispetto, nella serie di tavole che sono ospitate in questa mostra.

Mariella Zoppi

Pontormo rivisitato

Se lo straordinario “Libro mio” di Jacopo, testimonianza della quotidiana gestazione del capolavoro perduto in San Lorenzo, incuriosì un artista come Enrico Baj che ci ha lasciato disegni in vero che con Pontormo c’entrano poco, stando quelli fra il gioco e il racconto divertito, in un’artista come Bruna Scali ha invece provocato una forte emozione, che si è rafforzata durante tutta una vita. L’impronta dei volumi tormentati, degli sguardi che non cercano confini terreni, i colori tenui oppure sfolgoranti affiorano spesso fra i lavori della pittrice.

Mostra Bruna Scali 1

L’uguale amore per l’affresco, di cui Jacopo fu padrone assoluto, consente un colloquio più diretto e la possibilità di una indagine emotiva dagli esiti imprevedibili.

La storia di questo incontro, che si può definire un colloquio di anime e di sensibilità, si concretizza in queste opere percorse e scosse dalla maniera di Jacopo rivissuta in chiave attuale secondo tagli scenici e ricomposizioni oniriche che la Scali ripropone suscitandoli dal passato e coagulandoli con i pensieri e le tensioni dell’epoca presente.

In particolare Bruna ritorna spesso sulla figura di Eva, emblema in bilico fra la serena sensualità del suo corpo e il rimorso per un fiorito paradiso perduto.

Paolo Pianigiani

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