Da Reality_Perseo_rid_web

Siamo andati una mattina a far visita al Perseo di Benvenuto Cellini, davanti a Palazzo Vecchio…
La luce era magica… ecco il nostro servizio uscito su Reality.
Paolo e Alena

Vi raccontiamo … il Perseo del Cellini

Testo di Paolo Pianigiani – Foto di Alena Fialová

Aveva un caratteraccio, Benvenuto Cellini. Il padre, maestro Giovanni, era suonatore di strumenti a fiato nelle bande musicali a Firenze, e fin da piccolo mise in mano al figliolo pifferi e istrumenti simili. Ma Benvenuto era nato per l’arte, in particolare l’orificeria e la scultura. Seguì la sua strada, facendosi largo nelle corti fiorentine, papali e francesi, in concorrenza con i nemici che subito si seppe procurare. Fossero questi artisti a lui rivali, come l’odiatissimo Baccio Bandinelli, o amanti di re, come la favorita di Francesco I di Francia. Tornando appunto da quelle terre, dove lo avevano messo in prigione per sodomia, tornò a Firenze, cercando spazio e commesse alla corte granducale. Cosimo e la moglie, la bellissima Eleonora di Toledo lo accolsero a braccia aperte, e gli commisero un Perseo, da mettersi in piazza insieme alla Giuditta e Oloferne di Donatello e al David di Michelangiolo (allora in originale). Era la grande occasione, e il Cellini ce la mise tutta, pur con le mille difficoltà che subito gli gettarono fra i piedi gli avversari, come per esempio Pierfrancesco Ricci, maggiordomo granducale.

Ma quando il Perseo, superati i problemi della tecnica di fusione del bronzo, fu collocato lì dove sta ora, tutta Firenze si accorse della bravura di quel suo figlio un po’ strano, di cui si dicevano cose terribili, ma che era riuscito a regalare a Firenze un capolavoro assoluto. E fu appunto quasi un regalo, perché Cosimo I , spinto dalla moglie, che intanto lo aveva preso in antipatia (le donne son volubili come piume al vento), fece di tutto per non pagare il conto, profittando del fatto che non esistevano contratti scritti ma solo una stretta di mano fra lui e l’artista. Che se la prese moltissimo per questo trattamento, vendicandosi poi nella “Vita”, la sua autobiografia dettata mentre lavorava, a un ragazzino appositamente assunto in bottega.

Ma veniamo a lui, il Perseo. L’eroe alza al cielo la testa della Medusa, ma non grida la sua gioia per la vittoria: è pensieroso e guarda in basso, brandendo ancora la spada. La banda di traverso dove sta scritto il nome del suo artefice, lega indissolubilmente l’autore al personaggio rappresentato. Perseo è Benvenuto e la Medusa tutta l’iniquità del mondo, inclusi i suoi nemici personali. Ma c’è una cosa che nessuno ha mai notato. I due volti hanno gli stessi tratti, sono così simili da far pensare che l’artista abbia rappresentato la stessa persona. Come se più di un omicidio di giustizia, l’autore avesse decapitato una parte di se stesso. Da lì tutta la tristezza che si vede in quello sguardo introspettivo, pèrso nel vuoto dei suoi pensieri.

Il copricapo munito di ali, che fanno il paio con quelle legate ai piedi che permettevano all’eroe di volare, ha un fregio a forma di piccolo leone, con la testolina distante dal corpo. Il collo non si vede, quasi fosse anche quello staccato per qualche strano motivo iconografico. L’elsa dello spadone assassino termina anche quella con la testa leonina, definita in tutti i suoi particolari. Questo non può che far pensare a un parallelo con Ercole, che pure si cimentò in simili imprese. Il leone era infatti uno dei simboli del figlio prediletto di Giove.

E poi il sangue, che sgorga dal collo a fiotti, e cola orribile dalla testa recisa. La leggenda narra che dalla ferita vennero al mondo Pegaso, il cavallo alato che verrà buono per Bellerofonte, e il gigante Crisaore, armato di spada d’oro. Benvenuto però non si complica la vita e questi due ingombranti personaggi li lascia nel dimenticatoio. Si concentra sull’essenziale: il gesto di Perseo è la Giustizia, che infine arriva a punire i nemici e i colpevoli, lasciando al suolo un bellissimo corpo di fanciulla che si contorce nel nulla.

Ed ebbero un bel dire i suoi detrattori, che le gambe di ballerino erano troppo fragili a sostener quel corpo di vecchio, o altre scempiaggini simili, che mandarono su tutte le furie il Cellini. Perseo è insieme al David il simbolo di Firenze, e i mille scatti di fotografi e turisti, che lo rubano e lo portano per il vasto mondo, sono lì a testimoniare la grandezza di Benvenuto di maestro Giovanni, per nostra fortuna finito scultore e non suonatore di piffero.

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Vi raccontiamo il Perseo

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