Oreste Ristori, “La Creazione miracolosa del Mondo”. Da “El Burro”. Trad. di Paolo Pianigiani

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Dopo aver creato il cielo e la terra, i continenti, i mari (operazione che gli è costata tre giorni di tempo e che, comunque, essendo Dio, e cioè onnipotente, avrebbe potuto fare contemporaneamente in un colpo solo), messer Elohim, girò gli occhi su, giù, a destra e a sinistra, vide che tutto era “buono”, ma che molto ancora mancava per completare la meravigliosa immagine della creazione e soddisfare almeno il gusto estetico, se non di se stesso, che tutto era “buono”, almeno dell’ultimo dei beduini e del più scuro abitante della Lapponia si sentiva, più tardi, il prurito, a contemplarlo e ammirarlo. Infatti, il globo terrestre in quello stato, diremo così, embrionale, perso nella vasta solitudine del vuoto, nudo e calvo come la testa del cardinale segretario di stato Merry del Vall, doveva fare allo stesso buon Dio l’effetto di una cocurbitacea, ragione per la quale aveva avuto la brillante idea di abbellirlo vestendolo con le erbe e le piante, “ciascuna secondo la sua specie”, e siccome a Lui, che non è un Ottentotto, ma il fattore massimo in tutte le cose create o increate, basta appena il baluginare di un’idea per realizzarla o disfarla tutta, secondo il suo capriccio, al semplice battere delle ciglia appaiono albicocche, nespole, prezzemolo, patate dolci, zucche, tutte le erbe e le piante che formano l’incanto paradisiaco dei nostri agricoltori e dei nostri poeti, soprattutto argentini e brasiliani .

 Tata Dios en la creation del reino vegetal

Dio mentre crea il regno vegetale

E’ vero che i naturalisti e i botanici in generale, alla presenza delle numerose vestigia di fiori che si sono estinti o trasformati in milioni di secoli prima della famosa creazione, non accettano nemmeno a semplice titolo di favola la storia breve di Mosè, inspirata dalla candida colomba di Dio, però quei saggi devono essere per forza un po’ pazzi, poiché la verità unica , incontestabile e indiscutibile è depositata – “risum teneantis!” – nella Sacra Scrittura ..

 SCENA IV

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Tata Dio mentre crea gli astri

L’opera di Monsieur Jehova, lavoratore instancabile, perinclito architetto dell’universo, non si limitò a questo. La luce che aveva creato il primo giorno doveva essere altrettanto triste da assomigliare ai riflessi di una candela nella faccia di un moribondo. Così tata buon Dio doveva essere convinto della sua incapacità assoluta per le necessità di un mondo grande, e decise di sospendere nella volta del cielo dei palloncini ad incandescenza per decorare e illuminare la terra. Quanto alla questione se essi siano di marca inglese, tedesca o nord americana, non ci interessa. La cosa importante è metter quelli, dopo aver creato la terra, per illuminare la sua opera divina in odio  a Copernico, Galileo, Laplace e a tutti questi ciarlatani delle scienze e dell’astronomia fisica che cercano di dimostrare che il Sole e le stelle sono tutti mondi, milioni di volte più grandi e più vecchi di miliardi di anni della terra.

SCENA V

Dios crea el reino animal aDio crea il regno animale

Ma scordiamo questi investigatori presuntuosi del cielo, e torniamo al nostro Onnipotente Elohim, il quale, con la pertinacia più ammirevole e senza sentire la minima fatica, procede nel suo prodigioso compito di costruttore dell’universo, battendo il “record” dell’operosità e della velocità.

L’edificio è stato ora costruito, ma non è abitato. Mancano solo gli inquilini, e il sommo Dio non esitò un istante a popolare la terra degli animali, i cieli di uccelli e i mari di trote. Ma come? Un orologiaio non ha orologi senza le parti metalliche delle quali l’orologio si compone o il più brillante ingegnere un palazzo o un monumento senza i materiali che servono per costruirlo. E invano la scienza si appella alle teorie evolutive che fanno discendere le forme superiori di vita animale delle faune ancestrali inferiori, il pesce dal mollusco, l’anfibio dal pesce, gli uccelli dai rettili, l’uomo dallo scimpanzè o dal gorilla.

Dio che è il più abile degli architetti  e degli orologiai, li fa discendere…dal fango.

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Il Padre Eterno, soffiando sul mucchio di fango, crea Adamo 

– Salutiamo quindi il nostro illustre progenitore! “E Dio disse: che gli animali  vengono a me” e da tutte le parti accorsero serpenti, leoni, rinoceronti, pulci, insetti, pipistrelli, corvi, aragoste, frati, monache e cappuccini. Che quadro meraviglioso! Che stupefacente spettacolo! Guarda la terra, un attimo prima disabitata e triste, e in un secondo, alla semplice voce del Creatore, riempirsi di tanta grazia… di Dio. Solo uno non ha risposto alla chiamata: l’uomo, questo ingrato animale impertinente orgoglioso, per il quale il fondo, più tardi e più di una volta, era stato  messo sottosopra. Il buon Elohim pensò quindi di crearlo in una speciale e diversa maniera, con le proprie mani e a immagine di sé. Impastò un metro cubo di argilla, lo modellò con grande sapienza, e soffiò il proprio spirito, e Adam è in piedi, stupefatto, guardandosi intorno, e chiedendosi, naturalmente, che era successo. Il Signore si fermò a contemplarlo un po’, si compiacque con se stesso, vide che tutto era “buono” nel suo profondo e imperscrutabile fine e se ne andò, non si sa dove, a riposarsi da tanta fatica.                                                                                                                    

                                                 El Burro

( Continua )

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