Per una cultura locale

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Negli anni oscuri che ci siamo lasciati alle spalle, noi speriamo per sempre, un signore con la cravatta verde ebbe la bella pensata di proporre, per gli insegnati, un test sulla cultura locale, gli usi, le tradizioni e i dialetti. Avrebbe funzionato da argine, dichiarò pari pari, allo strapotere degli insegnanti meridionali nelle terre del sacro Nord. Ve lo immaginate un siciliano di Palermo esercitarsi nel milanese stretto che si parla in viale Buenos Aires a Milano? O nella Bassa Bergamasca? E la Gelmini, nel folto dei suoi ragionamenti, disse pure che era un’idea da ragionarci sopra. Si parlava di cultura locale, a sproposito e per altri scopi, dimenticando che, per esempio, la prima poesia scritta in italiano fu immaginata ad Alcamo, bellissima città della Trinacria, e vergata su carta da un poeta dal nome bellissimo: Cielo. Era dedicata a una rosa. La cultura non può essere mai una barriera, la cultura unisce, è risorsa indispensabile al vivere in comune degli uomini. E’ la principale risorsa che ha l’Italia: da noi tutto è cultura o riferibile a un pensiero dove l’armonia e il bello hanno un ruolo dominante. Ma stringiamo il focus sulle nostre strade… ha senso parlare a Empoli di cultura locale? In anni recenti e passati le pubbliche amministrazioni hanno provato a valorizzare qua e là qualche anniversario importante, dar contributi a spaglio per iniziative meritevoli di attenzione e mandare i propri personaggi di spessore, a tagliare nastri e a dir qualcosa in tinta con l’evento di turno. Ha fatto eccezione il Bugli, il sindaco novatore di piazze, solito a interventi lunghi e declamati, che però, a memoria mia, poco dicevano e meno concludevano. Già la nostra Luciana ha fatto di meglio, col suo garbato e idoneo chiacchierare. La cultura locale poco respiro ha avuto dai poteri centrali. Si è nascosta in case private, cercando aiuto e soccorso presso menti libere e pulsanti, animate dal puro desiderio di cercare per tramandare. Nacquero al mondo uomini come per l’esempio Mario Bini, o un Libertario Guerrini. Una generazione ormai passata, ma che ha lasciato libri e pubblicazioni di assoluto rilievo per Empoli. Parlando dei vivi è d’obbligo il citare Giuliano Lastraioli, l’Avvocato, i cui meriti guadagnati sul campo della ricerca e della diffusione a mezzo stampa non hanno uguali. Il suo Bullettino resta e resterà riferimento di certezze per chi verrà dopo di noi. Ma siccome poco o nulla allineato ai poteri forti, è possibilmente scansato e messo da parte. Veniamo alle arti figurative, chiese e musei, e quant’altro. Con mia grande soddisfazione nel finire dell’anno Walfredo Siemoni, risorto come Lazzaro da un ventennio di silenzi, ha stampato il suo libro su Santagostino, grazie all’intervento determinante della nostra Misericordia, che è intervenuta d’autorità e con passione, a occuparsi anche dei nostri poveri e negletti beni culturali. Un segno di ripresa degli studi che mi fa ben sperare.

Quindi, come si vede, mondi diversi e scollegati, pubblico e privato mai o quasi mai in sintonia. Cosa arriva, mi chiedo, nelle testoline fertili dei nostri ragazzi, distratti da mille altre cose e a rischio perenne di ignoranza su quel poco che è disponibile dei nostri saperi.

Di nuovo c’è un sito, che esiste da due anni e che sta guadagnando lettori e spazi inimmaginabili. Ma anche in questo caso, iniziativa privatissima, di due fuori dal cervello comune: io sono uno dei due matti.

Mi chiedo: dov’è e che ha fatto il Comune?

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